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I pomodori campani restano nei campi, danni per circa 10 milioni di euro
Pomodori campani

Da una prima stima elaborata dall’organizzazione campana guidata da Alessandro Mastrocinque i danni registrati a carico degli agricoltori si attestano intorno ai 10 milioni di euro. Una cifra da capogiro che rischia di mettere in ginocchio il comparto in Campania e su cui si chiede l’immeditato intervento a sostegno dei produttori

L’oro rosso del Sud Italia è in crisi proprio nel culmine della sua stagione di raccolta. Alluvioni di
metà luglio, caldo torrido, siccità e mancanza di autotrasportatori: una miscela di sfortunate
coincidenze che sta mettendo a dura prova la campagna del pomodoro di questo 2021. La battaglia
in favore degli agricoltori non è soltanto dell’organizzazione regionale ma investe la Cia-Agricoltori
Italiani nazionale che chiede, quindi, subito indennizzi e ristori per gli agricoltori colpiti, in Puglia e
Campania; in particolare in provincia di Foggia, si registra un arretramento nelle quantità prodotte e
raccolte e in Campania, altra regione a vocazione, si parla di danni per circa il 20% della
produzione con milioni di euro persi su circa 1500 ettari di non raccolto.
Cia chiede, inoltre, interventi eccezionali immediati per attivare la mancata raccolta presso le OP,
ricalcando ciò che è stato fatto nel 2020 (circolare MIPAAF del 20 agosto 2020) nell’ambito delle
misure di prevenzione e gestione delle crisi dei programmi operativi e l’attivazione di un tavolo
interministeriale, per risolvere in tempi brevi la questione dell’autotrasporto.
A metà luglio alluvioni e grandinate avevano fatto danni sulle molte piante e pomodori in fase di
crescita, danneggiandole in modo irrimediabile; a questi eventi climatici inusuali per luglio si sono
aggiunte poi le altissime temperature dell’ultima decade di luglio e di questo scorcio di agosto con
danni aggiuntivi sulle piante. Con i cambiamenti climatici, insomma, di acqua ce n’è o troppa o
nulla. Questo crea un vero e proprio shock termico e idrico.
A questi problemi climatici si sono aggiunti in questi giorni quelli logistici, dovuti alla crisi
dell’autotrasporto, con l’indisponibilità da parte dei conducenti dei tir e degli addetti alla
movimentazione del pomodoro dai principali luoghi di produzione agli impianti di trasformazione
dell’industria, quasi tutti dislocati in Campania. La difficoltà dei ritiri se non addirittura il non ritiro
fa sì che il prodotto marcisca o bruci sulle piante.

Sarà molto difficile – sottolinea Cia – che si raggiungano le quantità prodotte del 2020, nonostante
quest’anno il Centro Sud, complessivamente, abbia fatto registrare un aumento del 14% delle
superfici coltivate a pomodoro, col dato assoluto che si attesta a 32.540 ettari.
In Puglia, con la provincia di Foggia a farla da padrona, lo scorso anno furono coltivati a pomodoro
17.170 ettari, per una produzione totale raccolta pari a 14.782.950 quintali. Da sola, la Puglia
rappresenta oltre il 50% della superficie coltivata a pomodoro in tutto il Sud e circa il 70% del
raccolto di tutto il Mezzogiorno. In provincia di Foggia, zona di massima produzione in Italia, la
situazione è diversificata rispetto alle rese: si va dagli 800 ai 1200 quintali raccolti per ogni ettaro.
In Italia, la campagna di produzione dell’estate 2020 si chiuse con un incremento (+8% rispetto al
2019) dei quantitativi conferiti all’industria conserviera nazionale. Nel 2020 furono conferiti
all’industria circa 5,16 milioni di tonnellate di pomodoro fresco.