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Vini di ghiaccio: Brrr…ividi ad alta quota!

Narra il poeta latino Marziale (40 – 103 d.c.) di viticoltori che in novembre raccoglievano uva ricoperta di gelo” così come Plinio dedito a riportare la cronaca di alcune varietà di uva che “Non vengono vendemmiate prima che non abbia gelato”. Ma quali sono queste uve strappate al gelo, già conosciute in antichità? E soprattutto come potrà mai essere il prodotto finale? Il prodotto finale è pregevole e raro in natura e si chiama vino di ghiaccio.

 

Si tratta di un vino prodotto da vitigni i cui grappoli sono raccolti tra dicembre e gennaio avvolti in una camicia di ghiaccio. La raccolta e la pigiatura avvengono di solito di notte o nelle primissime ore del mattino, prima che il sole sorga, quando la temperatura raggiunge i -8° C, prerogativa importante affinché le uve siano gelate al fine di mantenere un mosto povero di acqua ma denso in zuccheri, acidi, sali e altre sostanze estrattive. Il risultato? Un’autentica gemma enologica, di complessità e potenza olfattiva/ gustativa unica. Tradizionalmente legato ai territori di Canada, Austria, Germania o Alsazia, il vino di ghiaccio, quasi sempre ottenuto da uve a bacca bianca, difficilmente è ricondotto al territorio italiano, ma l’eccezione che conferma la regola esiste ed ha un nome: Casa Ronsil. 

 

I vitigni e Casa Ronsil

La cantina si trova in Piemonte, nella Valle di Susa – Chiomonte, dove il suolo è principalmente sabbioso ed il clima secco e ventilato. In questo territorio straordinario le vigne sono situate in terrazze a diversa altezza, dove alcune di queste raggiungono addirittura i 1.100 mm. Le difficoltà derivanti dalla viticoltura di montagna ci sono tutte, si parla, non a caso, di viticoltura eroica in quanto tutto il lavoro è rigorosamente svolto a mano, senza ausilio di mezzi meccanici, e ogni particella di vigna viene vendemmiata e vinificata separatamente.

Inoltre, le vigne richiedono un controllo costante, soprattutto se vengono lasciati i grappoli ad appassire, in quanto quest’ultimi sono soggetti agli attacchi da parte degli animali che forzano le reti di protezione per cibarsi del dolcissimo nettare degli acini!

È quindi necessario accertarsi direttamente, ogni giorno, sabato, domenica e festivi inclusi, che le reti metalliche siano intatte.

Infine, a rendere il tutto ancora più affascinante, è importante ricordare che la produzione vinicola di Casa Ronsil è interamente dedicata alla vinificazione dei soli vitigni autoctoni. 

Nello specifico il vino di ghiaccio dell’azienda piemontese (uno dei pochi al mondo a bacca rossa), annata 2018, è prodotto da viti ultra-settantenni coltivate a 700 metri di altitudine, ed è un blend di tre vitigni: Avanà, Becuet e Chatus. La fermentazione dura quasi tre mesi e la resa estremamente bassa (la produzione annuale è infatti di 215 bottiglie di soli 37,5 cl) rende tale vino un prodotto di nicchia, costoso in quanto prezioso.

Da non dimenticare, inoltre, che questa azienda è stata tra le prime a prendere parte, nel 2006, al progetto “Ice Wine” di Chiomonte, della comunità montana Alta Valle di Susa e della regione Piemonte, finalizzato alla sperimentazione della produzione del vino di ghiaccio nelle vigne più alte d’Europa e con l’obiettivo (traguardato) di creare il primo icewine a bacca rossa.

I vini di Casa Ronsil

Ma andiamo alla descrizione di questo prezioso nettare. All’esame visivo il vino si presenta limpido e sfoggia un bel colore rosato (non troppo carico) con riflessi aranciati, estroverso al naso in quanto si percepisce già alla prima olfazione l’intensità del miele, della frutta secca (noce) e dei sentori balsamici. All’assaggio è vellutato (merito anche delle vigne vecchie) e di una dolcezza mielata mai stucchevole, grazie alla freschezza finale che la controbilancia. E ancora, si avvertono sentori di frutta esotica, di erbe di montagna e sul finale fa timidamente capolino anche la spezia di pepe nero. Sicuramente di struttura abbastanza robusta, di buon equilibrio, intenso e con una bella persistenza. Di gradazione alcolica di 13 gradi, è un vino che può essere abbinato a diverse pietanze, dagli antipasti (quali il Foie Gras), alla pasticceria fresca sino ad arrivare ai formaggi erborinati. Resta inteso che anche come vino da meditazione regala grandi enozioni!

Vorrei chiudere il mio articolo con una considerazione sulla filosofia di questa azienda, tesa ad evolvere il terroir, valorizzando i vitigni autoctoni per il sostenimento di nuove produzioni. Arrivare a sviluppare in Italia vini poco conosciuti, come in questo caso i vini di ghiaccio, per il tramite dei propri vitigni rappresenta, a mio avviso, un’idea vincente, da “esportare” in tutta Italia. Certamente diverse sono le difficoltà legate alla produzione di questo vino ma se il risultato è la promozione del territorio -e quindi della propria identità- il gioco vale la candela! Evoluzione e tradizione, a mio avviso, sono legate a doppio filo, sempre.

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    Roberta Longo

    Nata a Milano l'8/6/86, è consulente legale con un passato da astemia. Sommelier AIS e assidua frequentatrice di banchi di degustazione. La mia mission: la ricerca e valorizzazione dei vitigni autoctoni.