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Maitrank: La perla di Arlon

Questo è un articolo molto particolare dedicato a una chicca del territorio di Arlon, piccolo villaggio nel sud del Belgio, al confine con il Lussemburgo. Il protagonista però non è il vino, che questa volta assume la qualità d’indispensabile strumento, ma il Maitrank (“Bevanda di Maggio”), bevanda alcolica stagionale, prodotta, nel mese di maggio, dalla macerazione, nel vino bianco della Mosella, del fiore essiccato del caglio odoroso, al quale poi si aggiungono diversi ingredienti, tra cui il cognac, per arrestare la fermentazione.
La nascita del Maitrank è legata a doppio filo con il mondo dei monaci benedettini dell’abbazia tedesca di Prüm che ben conoscevano le proprietà medicinali del caglio. Basti pensare che, già nell’854, nel durante i mesi primaverili, i monaci lasciavano i fiori a macerare nel vino prima di degustarlo, condividendolo con gli abitanti del vicino villaggio e promuovendone così la diffusione anche tra i laici. Con il graduale perfezionamento delle tecniche di vinificazione, la pratica di aggiungere erbe per modificare il tasso di acidità ha iniziato a scomparire ma la ricetta è comunque sopravvissuta, sebbene solo come preparazione domestica. Negli anni cinquanta del secolo scorso, quando la ricetta originaria è stata arricchita con l’aggiunta di zucchero, arancia e cognac, il Maitrank è tornato alla ribalta.

Veniamo quindi alla descrizione della preparazione di questa pozione: è qui che entra in gioco il sig. Michelle Ridelaire, dentista in Lussemburgo, fedele custode delle tradizioni, con la passione per il vino, che mi ha aperto le porte della sua villa ad Arlon, documentando tutti i passaggi che hanno portato alla creazione del Maitrank.

Michelle Ridelaire

La base utilizzata come vino è il Rivaner della Mosella, nel quale si lascia macerare per due giorni il fiore del caglio, aggiungendo cognac, zucchero, spicchi di arancia e due bastoncini di cannella. Si lascia decantare il composto, si filtra, si procede all’imbottigliamento e, finalmente all’assaggio con una fetta di arancia.

All’ esame visivo il colore si presenta di un bel giallo che vira verso l’aranciato, al naso, invece, ti accoglie la dolcezza della spezia e la delicatezza del caglio. Infine in bocca la prima nota percepita è quella alcolica (merito del cognac), si fanno poi strada un bouquet agrumato dove spicca, ovviamente, l’arancia, poi si avverte la dolcezza della cannella e del caglio. Che dire…Non fatico a capire il motivo per cui questa bevanda sia sopravvissuta nel corso dei secoli, e perché ogni anno, nel mese di maggio, la città di Arlon organizzi una vivace sagra in suo onore!

Vorrei concludere il mio articolo con un pensiero sulle tradizioni e la loro tutela, soprattutto per le piccole realtà come Arlon. La tradizione, infatti, richiama il passato, un passato che, a sua volta, suscita emozioni perché simboleggia le proprie radici. Ed è proprio tale sentimento che porta naturalmente l’individuo a voler cercare, mantenere e difendere la propria identità di popolo. Ad Arlon si può sicuramente dire che tradizione e identità sono strettamente correlate tra loro, al limite quasi della sovrapposizione. A tal proposito, riporto la citazione di un monaco anonimo

“Qui bene bibit, bene dormit; qui bene dormit non peccat; qui non peccat vadit in caelum. Ergo, qui bene bibit vadit in caelum”

Ovvero: Chi beve bene, dorme bene; chi dorme bene non pecca; chi non pecca va in cielo. Quindi chi beve bene va in cielo

La ricerca del piacere nel bere un buon bicchiere di Maitrank, in questo caso, spalanca le porte del paradiso e noi non possiamo fare altro che crederci vista l’autorevole fonte della citazione.

 

Roberta Longo

Nata a Milano l'8/6/86, è consulente legale con un passato da astemia. Sommelier AIS e assidua frequentatrice di banchi di degustazione. La mia mission: la ricerca e valorizzazione dei vitigni autoctoni.