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Abbazia di Crapolla – La viticoltura eroica dell’azienda di vico equense e la tutela del territorio
abbazia di crapolla

Un celebre brocardo di Marcel Proust affermava che è sempre in “uno stato d’animo non destinato a durare che si prendono decisioni definitive”. Quale miglior viatico, in un momento cosi duro e drammatico come quello attuale, a causa dell’emergenza sanitaria in atto e del conseguente “lockdown” imposto dalle Autorità, per formulare un’incondizionata dichiarazione d’amore alla nostra Costiera, quella Sorrentina in particolare, ancora una volta, segnatamente, il territorio di Vico Equense, location di una recente visita in un’unica realtà produttiva ed a mio avviso “mini-capitale” enogastronomica regionale. 

Siamo in “Abbazia di Crapolla”, azienda vinicola i cui vigneti si ergono, imponenti e ieratici, a trecento metri sul livello del mare, presidio e retaggio dello straordinario patrimonio culturale, artistico e paesaggistico di una delle zone più incontaminate dell’intera regione, nel tratto di costa che da Pompei si estende sino a Punta Campanella: rilevata nel 2007 da un medico stabiese, Fulvio Alifano, e da Giuseppe Puttini, imprenditore e velista, consta di cinque ettari di cui due vitati, con un nucleo architettonico costituito da una stupenda abbazia di epoca benedettina che po’ definirsi “grancia”, ovverosia, sorta di propaggine di quella principale, ubicata a Massa Lubrense (un giorno esatto a piedi di cammino dalla prima), di cui mutua i caratteri stilistici originari, anticamente popolata da conversi, che ne curavano la manutenzione.

Accompagnati dai cortesi e affabili proprietari, ci addentriamo in tale struttura d’epoca, oggi suddivisa tra nucleo originario – risalente al diciassettesimo secolo, con chiesa ed economato, oggi adibita a cantina – ed adiacenti vigneti con annesso giardino botanico, sede di una straordinaria teoria di erbe officinali e spontanee commestibili: per una sorta di contrappunto naturale fra cielo e mare, è alquanto evocativo riflettere su come, in linea retta, tale luogo sia ubicato proprio sullo sperone roccioso di costa che sovrasta i prestigiosi lidi e strutture ricettive del luogo, come il “Bikini” ed il “Capo La Gala”. 

Tornando alla produzione aziendale, e alle relative metodologie produttive, la vendemmia è rigorosamente manuale, l’enologo è Arturo Erbaggio, allievo di Luigi Moio, che per tale azienda predilige l’uso di concimi organici in vigna, in terreni che sono di origine vulcanica-sabbiosa: interessante notare come, a parte il Sabato, antico vitigno che rappresenta un clone dell’Aglianico, non vengano lavorati altri prodotti autoctoni – del resto carenti nella zona – diversamente avendo impiantato, i proprietari, Pinot Nero e Montepulciano per i rossi, Falanghina, Fiano e Moscato per i bianchi. 

abbazia di crapolla

Vendemmia tardiva (largamente impiegata) a parte, nei secoli si è passati, per così dire, dai rigori – con conseguente autarchia produttiva – della regola benedettina “hora et labora” alle moderne attrezzature per la potatura della vite e successiva lavorazione, applicando la regola che la qualità del prodotto finale la si “ottiene in vigna”: la produzione annuale è di circa 11.000 bottiglie, destinate quasi interamente ad un circuito di ristorazione di profilo (prescelto dai sommelier di tutti gli stellati della zona, naturalmente, un pizzico di campanilismo a fare da collante) ed estesa, nell’arco distributivo, sull’intero territorio regionale.abbazia di crapolla

Straordinaria la teoria di vini in degustazione, fra suggestioni internazioni e fascino del terroir di provenienza, grande bevibilità pressoché generale: ad avviso di chi scrive,impossibile non menzionare l’imponente Sireo, da blend di Falanghina e Fiano, nitore aromatico e grande acidità, finale lungo e aromatico, il Piozzo, blend che, rispetto al primo, aggiunge una percentuale di Moscato che lo rende più aromatico, ideale per gli aperitivi: passando ai rossi, notabili sia lo sperimentale Pinot Nero in purezza Doc Sorrento denominato “Nireo”, affinato 18 mesi in barrique, perfetto il pairing con carni alla brace e formaggi di media stagionatura, ed infine, concludendo, il “Sabato”, da uve autoctone e Merlot, ideale in pairing con salumi locali.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.