fbpx
La wine conference di Cantine Olivella
LA WINE CONFERENCE DI CANTINE OLIVELLA – L’INNOVAZIONE TECNOLOGICA AL SERVIZIO DELLA COMUNICAZIONE ENOLOGICA

Non è un mistero, come purtroppo tocca costatare, giorno dopo giorno, nel protrarsi di questa drammatica emergenza sanitaria pandemica “covid 19”, che le ripercussioni provocate dalla chiusura imposta nei settori economici più disparati si facciano rilevanti. Al pari di altri settori, anche quello enologico, sta affrontando un periodo di forte disorientamento. Infatti, non sono pochi gli operatori di vertice che ritengono il momento attuale come il periodo più difficile dai tempi dello scandalo del metanolo del 1985, considerando l’aggravamento ulteriore indotto dalle cancellazioni (o spostamento) delle visite in cantina e vendite internazionali, e, in via derivativa, delle varie manifestazioni di settore, Vinitaly in primis.

cantina olivella, wine conference

Traslando tale situazione alle logiche aziendali, diventa particolarmente oneroso, in carenza dell’elemento primigenio, costituito dall’aggregazione e interazione umana, provvedere alla comunicazione e presentazione dei prodotti delle proprie linee, soprattutto quando trattasi di vini ancorati al territorio d’origine, e pertanto necessitanti un corredo esplicativo. A tal proposito, si carica d’interessante valenza innovativa tecnologica la wine conference, alla quale ho avuto il privilegio di attendere, organizzata dalla Cantine Olivella di Santa’Anastasia di Ciro Giordano, un progetto nato nel 2004 grazie alla volontà di tre soci – il summenzionato, anche presidente del Consorzio dei vini del Vesuvio, coadiuvato da Domenico Ceriello e Andrea Cozzolino – ed oggi divenuta una delle maggiormente rappresentative della zona, dodici ettari vitati fra Monte Somma e Vesuvio, sospesi nei territori di Sant’Anastasia, Somma Vesuviana e Pollena Trocchia. 

Alla presenza contemporanea, pertanto, in diretta Skype dalle rispettive abitazioni – come regola del cosiddetto “lockdown” impone – di alcuni fra i più eminenti esperti di settore regionali (cui erano stati forniti preventivamente, dalla medesima azienda, dei vini c.d. “cru” aziendali) fra cui sommelier, degustatori, giornalisti, enotecari, ristoratori. Non senza qualche timore riverenziale da parte dello scrivente, inizia il percorso virtuale, inframezzato da parentesi dialogiche dei partecipanti: dopo una breve prolusione del titolare, ci soccorre un video aziendale in cui, per la verità, lo stesso Giordano riesce efficacemente a sintetizzare, in pochi minuti, le caratteristiche del proprio territorio e la filosofia aziendale sottesa, volta precipuamente alla lavorazione di vitigni autoctoni, segnatamente caprettone, catalanesca, aglianico, lacrima christi e infine piedirosso.cantine olivella, wine conference

I prodotti in degustazione, rappresentanti come dicevamo i rispettivi “vertici” delle produzioni aziendali di Cantine Olivella, sono tre, e cioè la Catalanesca “Summa” 2017, il Piedirosso in purezza icasticamente denominato “Vesuvio” – annata 2017, e infine la novità assoluta – non ancora in commercio – Vesuvio Rosato “Ereo” del 2019, necessario qualche cenno al riguardo afferente la composizione: il primo versione “evoluta” di Catalanesca con una percentuale di fermentazione in barrique di rovere, il secondo, fresco e suadente, un piedi rosso in purezza – non filtrato – in cui risalta, nella metodologia di lavorazione, la novità costituita dalla fermentazione alcolica effettuata in vasche di terracotta, ed infine il terzo, versatile blend di piedirosso, guernaccia nera e sciascinoso in eguale misura vinificato in rosato.

Lasciando alla fantasia del singolo ospite partecipante l’abbinamento con il cibo – mai come in questi tempi l’autarchia culinaria è di moda, pensiamo alla grandissima diffusione di lievitati e panificati “fai da te”, con tutta evidenza circostanza discriminante rispetto ai basilari taralli delle degustazioni ordinarie – va anzitutto menzionato, nei gusti dello scrivente, probabilmente proprio la novità dell’Ereo, rosato “di tempra” che si distingua, anche per colore, dall’omologazione provenzale tanto in voga, mineralità e persistenza che si susseguono in un sorso fresco e vibrante: seguono, sempre per ordine di gradimento, il Piedirosso di Cantine Olivella, interessante a livello olfattivo con ciliegia e violetta in evidenza, al palato tannino setoso e finale lungo, per concludere con la Catalanesca “Summa” di Cantine Olivella, di grande spessore, in cui l’utilizzo del legno finisce per declinare la grande bevibilità del vitigno in una versione più strutturata, con note salmastre ed addirittura boisè a livello retro-olfattivo.

Insomma, un evento di grande interesse, che oltre a costituire un viatico per la conoscenza dell’azienda – già di grande notorietà nell’intero territorio nazionale – può anche fungere come paradigma di un nuovo format di degustazione, che ben potremmo definire di “smart tasting”, ideale propaggine di una giornata di smart-working, al contempo momento di riflessione individuale e approfondimento cultural-enologico condiviso, seppur virtualmente.  

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.