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Grandi Langhe 2020 – L’eccellenza della Tradizione Enologica Piemontese e la Kermesse di Alba

Il territorio delle Langhe è parte integrante dell’immaginario di ogni appassionato di vino che si rispetti, progressivamente emancipatosi dal riferimento iconico del proprio vino più celebrato e rappresentativo, il Barolo: da un punto di vista strettamente geografico, giova ricordarlo per avere un’idea dell’incredibile varietà ampelografica alla quale sono informate le proprie produzioni, le Langhe rappresentano le più estese lingue di terra del Piemonte, al confine tra il Monferrato e parte del Cuneese, divise fra bassa Langa, con collocata al centro la città di Alba, l’Alta Langa, che racchiude la zona confinante con la Liguria (nota precipuamente per i prodotti spumantizzati), ed infine la Langa Astigiana, che si estende dalla provincia di, appunto, Asti sino al confine con il Monferrato.

Nel proprio capoluogo dalla vocazione incontrastata, Alba, anche quest’anno, per la quinta volta, si rinnova l’appuntamento con la prestigiosa manifestazione “Grandi Langhe 2020”, tenutasi nei giorni del 27 e 28 Gennaio, ed organizzata dal consorzio di tutela del Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Dogliani, in collaborazione con le aziende viti-vinicole di Langhe e Roero. Una straordinaria due giorni di degustazioni ed incontri dalla caratura internazionale, con 206 produttori presenti con le ultime annate dei loro top di gamma (ma presenti anche con vintage cru), oltre novecento etichette, e seminari informativi dedicati segnatamente alle M.G.A. (acronimo che significa “Menzioni Geografiche Aggiuntive”) afferenti alle denominazioni del territorio, parametri legislativi che restituiscono il senso della certosina operazione di censimento e catalogazione della varietà presenti.

Io, Matteo Ischeri e Andrea Ferrero

Sotto l’egida del presidente e del direttore del Consorzio, nella persona, rispettivamente, di Matteo IscheriAndrea Ferrero, aiutati da una splendida ed analitica brochure di introduzione, ci addentriamo nei meandri di tale microcosmo enologico, adiuvati pertanto dall’efficienza della macchina organizzativa piemontese, non senza essersi prima fatti sedurre dal fascino imperituro che emana una città come la poliedrica Alba: dalle vestigia architettoniche romaniche e gotiche del Duomo – id est Cattedrale di San Lorenzo – alla suggestioni artistiche di un personaggio come Giuseppe “Pinot” Gallizio, nato e deceduto ivi, pittore, situazionista ed inventore della “pittura industriale”, sino ad arrivare agli afflati storico-letterari di Beppe Fenoglio, con le avventure del suo “Partigiano Johnny” – a cui è dedicato uno splendido centro studi, in una città che pochi sanno essere stata la prima “Repubblica indipendente” della storia Italiana nel corso della seconda guerra mondiale, contestualmente medaglia d’oro al valore militare della Resistenza.  

Tornando alle degustazioni, in bella evidenza, per chi scrive, l’azienda Enrico Serafino, conosciuta in precedenza per i prodotti spumantizzati, ma presenti nella kermesse con l’incisivo Nebbiolo “Picotener”, a cui fa da contraltare l’eleganza del Barolo “Serralunga”. Continuando nella degustazione, con la mitica “Marziano Abbona” che, dopo avere introdotto il proprio classico di gamma “Dogliani Papà Celso”, sfodera una rimarchevole sequela di Barolo: si stagliano imponenti su tutti, per corredo aromatico e finezza al palato, i cru “Ravera” e “Pressenda” del 2015, tannino ovviamente ancora da levigare ma che conferma il nuovo corso di fruizione di un prodotto del genere, adatto al lungo invecchiamento ma dalla bevibilità accentuata anche in tempi relativamente brevi.

Sempre incisiva e convincente la maison Michele Chiarlo, di cui apprezziamo in modo particolare il Barbaresco “Fraset” ed il Barolo “Pressenda”, due classici per un nome di assoluta preminenza, ed in tale novero è impossibile non menzionare ulteriormente “Renato Ratti”, al cui banco di degustazione erano presenti ben tre cru aziendali, i Barolo “Rocche dell’Annunziata, Conca e Marcenasco”, imponenti per lunghezza di sorso e trama tannica: splendida l’idea di regalare, a pochi fortunati causa disponibilità limitata, una stampa dei propri vigneti aziendali con relativa cartografia, e sul retro l’annotazione separata, con breve nota di corredo critico, delle annate di Barolo dal 1870.

Troppe davvero sarebbero le aziende da segnalare, il livello qualitativo è davvero elevato come raramente possibile, ci piace ancora menzionare l’eleganza e la duttilità di “Ettore Germano”, il rigore di realtà consolidate come “Elvio Cogno” e “Roccheviberti” con il suo  Barolo “Bricco Boschis”: nelle novità di assoluto rilievo, almeno per lo scrivente, vanno annoverate le aziende “Giacomo Fenocchio”, un “Vigneto Bussia” di rara potenza, ed ancora “Scarzello” con il suo Barolo Sarmassa Vigna Merenda, per concludere con l’azienda, a conduzione totalmente muliebre (tre agguerrite donne, figlie del proprietario Giulio Grasso) “Cà del Baio” produttori di Barbaresco di Treiso, di cui ho apprezzato in modo particolare la selezione “Asili”, davvero dalle potenzialità illimitate. 

La degustazione volge al termine, una coltre d’umidità e caligine di stagione sembrano avviluppare gli avventori in uscita, risuonando emozionanti le parole del concittadino Fenoglio, metaforiche della vita, e dell’amore per il vino, prodotto della terra: “tieni conto di cosa ho fatto per amore e usami indulgenza per cosa ho fatto per forza”.

 

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About Carlo Straface:

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.


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