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Panciallegra il Ristorante di Sal Da Vinci e Giovanni Postiglione Il binomio tra gastronomia e convivialità al Vomero
Panciallegra vomero

Proviamo ad immaginare una sorta di rimando immaginario – e ideale – fra l’allestimento di uno show, musicale o teatrale, che dir si voglia, e la gestione della cucina di un ristorante, con la tenuta della sala a fungere da ideale propaggine, sorta di proscenio ideale per gli avventori-clienti. 

Varcando l’ingresso del locale vomerese di recente inaugurazione “Panciallegra”, sembra proprio questa l’idea che ha mosso l’operato dei proprietari-soci Giovanni Postiglione e Sal da Vinci, amici di lungo corso, ora riuniti in sodalizio professionale. Il primo socio è un navigato imprenditore del settore, prima nell’asset gestionale dell’accorsato Pub “Penny Black” del medesimo quartiere e successivamente nell’innovativo Zambù – sul lungomare – con le pizze di Salvatore di Matteo. Il secondo, Sal da Vinci, rinomato artista – attore – crooner di livello internazionale e di lungo corso (da rimarcare, poiché indicative di uno stile,  le sue origini italo-americane, figlio d’arte di Mario da Vinci, noto interprete della sceneggiata napoletana, debuttante ad appena sei anni sui palcoscenici europei). 

Colpisce, pertanto, la sinergia fra i due gestori, ma anche il gusto nell’arredamento, originale ibridazione fra gusto minimal, boiserie in legno, suppellettili di ispirazione moderna in vetro ed acciaio, nell’insieme una raffinata rivisitazione di un qualificato “diner” americano (sarà anche per l’enorme e funzionale bancone iniziale), ovviamente su coordinate eno-gastronomiche del tutto diverse, molto lontane da immagini oleografiche o convenzional d’oltreoceano: menu a la carte piuttosto esteso, con i classici della tradizione campana presenti, ed interessanti incursioni extra-regionali, proposti in impiattamento gourmet, una straordinaria scelta di secondi, degna di nota anche la qualità delle carni offerte. 

Il Vomero-Arenella è indubbiamente un quartiere, nonostante l’elevata densità abitativa, difficile sotto il profilo della recettività dell’offerta eno-gastronomica, ma avere le idee chiare ed elevare l’esperienza e talento artistico a “surplus valoriale” nella gestione di un’attività commerciale è elemento di notevole qualificazione: la “pancia” intesa come trait d’union fra le dissonanze che spesso informano i rapporti fra “testa” e “cuore”, sorta di elemento istintivo di raccordo, tuttavia temperato da altri fattori come la creatività e l’estroversione in salsa partenopea (come reca la “tagline” di presentazione del ristorante reperibile sul sito, e dal quale proviene il nome dello stesso).

Tornando alla degustazione, s’ inizia con il duo di antipasti, ben calibrati e sapidi, “sfera di pancetta in panatura, purea al rosmarino e salsa di provola” e “tagliatella di seppia con vellutata di fagioli e sabbia al nero” (mi permetto di intravedere, nell’impianto concettuale del piatto, una sorta di omaggio-citazione ad un celebre chef bi-stellato campano, non a caso amico personale dei gestori), per lasciare spazio ai primi, pasta fatta in casa in bell’evidenza: davvero gustosi ed originali i “culurgiones alla bolognese”, in cui il celebre formato di pasta sarda viene servita con una salsa di grana all’emiliana, seguiti dall’elegante rivisitazione degli “spaghetti alla Nerano con vellutata di zucchine e guanciale”.

Grande spolvero conferito, per ciò che concerne i secondi, alle carni di qualità “selezione Bifulco” con svariati tagli, lavorati dal celebre “chianchiere” di Ottaviano, tra cui Scottona, T-Bone di Angus, Cube-Roll e vitellina, senza tralasciare – passando al pesce – il “trancio di baccalà cotto a bassa temperatura su acqua d’arancia e finocchietto” ed infine, secondo disponibilità quotidiana, il pescato del giorno.

Infine, passando alla carta dei vini, ricarichi vantaggiosi su una soddisfacente gamma di prodotti del panorama enologico nazionale, ovviamente Piemonte e Toscana in bell’evidenza, noi abbiamo gustato un rappresentativo Nebbiolo, fine al palato e persistente a livello aromatico, dell’azienda “Giacomo Borgogno” di Barolo: un plauso ulteriore alla composita selezione di distillati, whisky e rhum, imperdibile quello giapponese “Nikka”, che unisce i single malt ai grain giapponesi, degustato dopo un incredibile tiramisù, del resto il “dolce” rimane sempre, per estensione, un aggettivo estendibile anche in altri ambiti, come quello delle relazioni sociali e dell’intrattenimento, per esempio.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.