fbpx
ABRAXAS OSTERIA – L’ESSENZA DI NANDO SALEMME AI CAMPI FLEGREI E L’AMPLIAMENTO DELL’OFFERTA ENO-GASTRONOMICA

Il territorio dei Campi flegrei, zona vulcanica non lontana dal capoluogo partenopeo, ha una storia molto antica di dominazioni straniere, sino a divenire progressivamente, alle soglie del diciannovesimo secolo, una delle mete preferite dai turisti europei, fulcro elettivo dei grandi tour regionali: la superstizione ne è sempre stata una componente antropologica essenziale, con i vari culti praticati e templi esistenti, ed una della parole mitraiche più diffuse è Abraxas, dall’etimologia incerta, spesso ritrovata su talismani persiani, ricondotta infine ad una sorta di divinità mediatrice fra l’umanità ed il Dio Sole.

Anche fuoriuscendo dai gangli di tali riflessioni storico-filosofiche, tornando all’ambito eno-gastronomico che ci occupa e visitando l’oramai celebre osteria omonima di Nando Salemme alla Via Scalandrone, insignita da anni della prestigiosa chiocciola slow food e raduno di sommelier, gourmet o semplici avventori, si è pervasi da numerose suggestioni di natura spirituale: locale digradante sospeso fra “due laghi”, quello d’Averno e quello di Lucrino, dotato di una splendida terrazza panoramica con tavoli a livello, cantina estesa a svariate referenze internazionali, e tuttavia offerta gastronomica saldamente ancorata ai classici della tradizione locale.

Non inganni l’aspetto di Salemme, occhiali dalla montatura fluo in linea con la camicia hawaiana, barba e sandali alla moda “hipster”, un furetto che si muove fra i tavoli, dal piglio consapevole e seducente: avveduto “self-made man” e dinamico imprenditore, dirige con mano ferma il proprio locale – dopo avere conseguito, parecchi anni orsono, il diploma A.I.S. – circonfuso dalla riverenza che si deve ad un vero e proprio “attivista” dei diritti dei bevitori di vino, assillati da pratiche integraliste ed eccessi didattici, per il tramite della fondazione del (scherzoso ma non troppo) “movimento per la liberazione dei vini dalla temperatura ambiente”.

La serata è di quelle propizie, una leggera brezza soffia accentuandone la mitezza, e presagendo la fine di una calda estate, l’orizzonte rischiarato in evidenza di un tramonto davvero suggestivo da tale promontorio: le novità di rilievo – rispetto al corso degli anni precedenti – sono tre, in primis l’allestimento di uno splendido bancone per la mescita, dotato anche di angolo “cruderie” di pesce,  in secondo luogo l’ingresso in squadra del giovane e talentuoso sommelier Daniele Briola, di cui abbiamo già avuto modo di tesserne le doti operative alla “Masseria Guida” di Ercolano, ed infine l’ampliamento ed estensione del menù, anche a piatti di pescato del giorno, oltre a creativi antipasti e primi, sempre a base di prodotti ittici locali.

Messe rigorosamente al bando stranianti contaminazioni ed eccessi virtuosistici, sono davvero gustosi gli antipasti, dopo uno splendido gin-tonic all’italiana, targato Fred Jerbis, con acqua tonica “three cents” preparato da Briola e servito ai tavolini prospicienti la lounge interna:  piatti come carpaccio di baccalà e selezione di molluschi e coquillage, fresella di S. Marcellino con ricotta di bufala ed alici sotto’olio, linguine con cozze di Capo Miseno e pomodorini di corbara si affiancano pertanto ai grandi classici del locale continuativamente in carta, siano a base prettamente vegetale come “candele di Gragnano con melanzane, pomodoro cannellino e spuma di provola”, di carne “lombo di vitellona Marchigiana del beneventano frollata 40 giorni” o di entrambe “carpaccio di vitello con panzanella di verdurine”.

Possibilità di menù degustazione e pairing di vini, sia internazionali sia autoctoni – occorre evidenziare, inoltre, la possibilità offerta quotidianamente di degustare numerosi prodotti a mescita – scelti dal sommelier Briola con la complicità degli altri colleghi sommelier: “Abraxas”, a ulteriore riprova della vocazione “militante” della gestione, è forse uno dei pochi ristoranti campani ad indicare analiticamente in carta i presidi slow food afferenti i prodotti utilizzati, con un angolo deputato alla vendita di tali eccellenze gastronomiche (quasi tutte regionali), oltre alla facoltà di poter acquistare tutti i vini in carta, con forti sconti ovviamente rispetto ai prezzi di servizio.

Vini offerti in abbinamento di grande incisività e fascino (spesso d’Oltralpe) con una sapiente progressione gustativa ideata da Briola, si inizia dall’ “Atmosphere Jo Landron” vin moussè da folle blanche e pinot noir ottenuto con metodo tradizionale, per rimanere in Francia, nella Loira, con l’elegante acidità del “Le petit gaulle du matin” da Chenin Blanc e Sauvignon, ed infine con le setosità del “Domaine Danjou-Banessy”, interessante Carignano dei Pirenei: un pizzico di opportuno campanilismo con l’autoctono “Grecomusc” della cantina Lonardo in Taurasi, concludendo con un incredibile Fiano di Avellino di Ciro Picariello del 2008, l’affinamento in bottiglia e l’incredibile qualità della materia originaria sembrano conferire note tostate e da idrocarburi quasi come se si trattasse di un “Riesling”.

Abraxas si connota di assoluta imprescindibilità per ogni gourmet o appassionato di vini, da rilevare anche la circostanza di essere locale ospitante degli eventi facenti parte di “Malazè”, festival itinerante di promozione della cultura eno-gastronomica flegrea.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.