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Vecchio Magazzino Doganale – la mitopoiesi nella creazione dei liquori rurali di Calabria

Un vocabolo desueto ed evocativo in una terra difficile, ovverosia l’arte e la tendenza ad inventare favole e miti (in questo caso tuttavia con un sostrato storicamente reale), in una terra difficile ma in continua ascesa eno-gastronomica nazionale, la Calabria. 

Un rimando forse eccessivamente sintetico, ma che basta a spiegare la filosofia aziendale sottesa di “Vecchio Magazzino Doganale”, azienda guidata dal produttore Ivano Trombino – unitamente al brand ambassador e sodale Domenico Dragone – in un luogo ulteriormente carico di simbolismi, Montalto Uffugo, Calabria, centro dell’area urbana cosentina: sede antica di popolazioni celtiche, altresì territorio d’adozione del compositore Ruggero Leoncavallo, che assisté ad un fatto di sangue – un omicidio domestico – da cui trasse ispirazione per la composizione della sua celebre opera lirica messa in scena in tutto il mondo, Pagliacci, fortemente rappresentativa dell’identità storica locale.

Io e Ivano Trombino 

In pochi anni ascesa a eccellenza della liquoristica nazionale, l’azienda vanta otto prodotti distribuiti capillarmente anche all’estero, in pieno confronto ormai con i grandi marchi d’oltremanica e americani poiché fruibili sia come prodotti “da meditazione” che in miscelazione, pur nell’ambito della variegata composizione di catalogo, al quale vale la pena gettare una rapida scorsa: anzitutto quello originario e capostipite, il leggendario “Jefferson – Amaro Importante”, infuso di bergamotto, arance amare e dolci, rosmarino e origano, creato dal fondatore omonimo, figura archetipica sbarcata in Calabria a seguito di un drammatico naufragio provocato da un drago marino ed incappato unitamente ad altro compagni di viaggio in un Eden in terra, sorta di ultima Thule delle botaniche agricole.

Doveroso poi menzionare lo straordinario “Bitter Amaro Extra Strong Roger”, raffinata selezione di botaniche amaricanti, l’ibrido e sorprendente “Frack”, ricetta segreta formata dall’unione di blend preparati separatamente, a metà fra un amaro ed un vino liquoroso da vendemmia tardiva, passando poi per l’aggressività muliebre del “Madame Milù”, titolo alcolometrico alto per un liquore digestivo ispirato allo stile dell’Ottocento: di particolare rilievo si connotano, infine, i due Gin, di cui uno torbato (probabilmente l’unico in Italia, entrambi ricavati dall’utilizzo di ginepro di Rocca Imperiale, il secondo con l’uso aggiuntivo di un carbon fossile della Sila, complesso ed anomalo), per concludere con la classicità di due dei prodotti simbolo della Calabria (infatti accomunati dalla linea di appartenenza “eredità di famiglia”), e cioè Bergamotto Fantastico ed acqua di Cedro di Diamante. 

Da tale evento fondativo originario, tutto è derivato dall’operato dei “padri storici dell’azienda” –  la cui eredità è stata poi raccolta da Trombino, che ne ha arricchito il patrimonio narrativo unitamente alla collaborazione di giornalisti qualificati che ne hanno ricostruito gli sviluppi, viluppi immaginifici fra realtà e fantasia: il riferimento prossimo è probabilmente al mito fondativo della Nazione Americana, sorta di rovesciamento del protestantesimo puritano delle origini tramutatosi in opera di “evangelizzazione alcolica e proselitismo di bevute” mediante la riscoperta di sapori ancestrali oramai relegati dalle popolazioni autoctone, con continui sconfinamenti in età affascinanti e ormai perdute come la belle epoque francese, il proibizionismo americano o l’epoca vittoriana inglese.

Il risalto dato alla modernizzazione della metodologia produttiva, che in qualche modo si contrappone al fascino arcaico dei prodotti originari impiegati, consiste nella raccolta rigorosamente a mano delle piante, cereali e botaniche impiegate, nell’impiego di macchinari termo-refrigeranti nel trattamento dell’infuso, nella distillazione separata, nella mancanza totale di aggiunta di conservanti ed ancora nella forma peculiare di filtraggio rurale, effettuato mediante dei panni di lino come da tradizione, allungamento inevitabile dei tempi di preparazione includendo anche il riposo in bottiglia.

Come una sorta di iper-testo, la citazione è del medesimo fondatore Trombino: “non esiste un momento adatto per bere, ma esistono solo sogni, esperienze, amori e passioni, ed è compito di chi le prova riuscire a tramandarle”. Chapeau.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.