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Il nuovo corso del Ristorante Piazzetta Milù
piazzetta Milù, Maicol Izzo

Piazzetta Milù: l’oasi del Gusto di Maicol Izzo a Castellammare di Stabia 

Ci sono alcune realtà imprenditoriali che, per crescita collettiva, congiuntura di influenze e background professionale dei principali esponenti, finiscono per rappresentare dei veri e propri crocevia, di interessi, passioni ed ambizioni.

Vertiamo in tema di eno-gastronomia, ovviamente, ed ancora una volta alla ribalta è il ristorante “Piazzetta Milù” di proprietà della famiglia Izzo in quel dì Castellamare di Stabia, alle spalle del lungomare Garibaldi, divenuto in pochi anni a questa parte vero e proprio vanto gastronomico della Penisola Sorrentina: il nuovo corso, che ha in un certo senso chiuso il cerchio della gestione pan-familiare, segna l’ingresso come chef executive del talentuoso Maicol Izzo, 26 anni, fratello minore di Valerio, direttore di sala-maitre ed addetto alla mixology, ed Emanuele, di recente consacrato come miglior sommelier d’Italia dalla guida di Identità Golose, senza voler tralasciare il fondatore e capostipite Michele, al timone della braceria d’autore del locale.

piazzetta milù

Da sinistra Maicol Izzo, Io e Emanuele Izzo

Incontriamo Maicol al termine di una lunga ed appassionante degustazione, nella quale si sono alternati piatti della tradizione, stilemi d’autore, e  – a volte ardite – sperimentazioni, fil rouge delineatosi è stato il concetto di “appartenenza”, in tutte le sue declinazioni, da quelle territoriali – retaggi sentimentali ed affettivi – e quelle professionali, intese come debiti di riconoscenza nei confronti dei propri padri putativi (nel caso dello chef Maicol Izzo veri e propri numi tutelari, trattandosi di nomi del calibro di Albert Adrià e Mauro Colagreco).

piazzetta milù

Maicol, buonasera ed anzitutto lieto di conoscerti. Ultimamente si è scritto molto di te, del tuo rientro alla corte familiare dopo l’apprendistato internazionale, tanto più strabiliante se valutiamo la tua giovane età e l’incredibile padronanza della tecnica esibita. Mi piacerebbe conoscere i tuoi trascorsi, quale è davvero l’origine della tua passione, e come ci hai convissuto agli esordi.

Grazie dei complimenti Carlo, sembra incredibile, ma i miei trascorsi di studi sono da odontotecnico, la cucina mi aveva sempre attratto da adolescente sotto l’egida di mio padre, ma il fuoco sacro della passione per il lavoro di chef mi è sorto subito dopo il compimento della maggiore età, ovviamente maturato ed “affinato” nell’ambito dell’attività familiare. Dall’altro versante, ho sempre amato viaggiare, anche perché qui in Penisola Sorrentina vediamo passare gente e clientela dalla provenienza più disparata, così decisi di compiere il primo apprendistato professionale da Gennaro Esposito, non lontano da casa, per me è sempre stato un punto di riferimento costante, ben presto tuttavia allargando le mie mire. 

Come sono nate le collaborazioni con Albert Adrià e Mauro Colagreco – tra l’altro fresco di nomina con il suo ristorante “Mirazur” al primo posto della World’s 50 Best Restaurant dopo avere ottenuto qualche mese prima la terza stella Michelin – e come pensi di tradurre operativamente tale retaggio assimilato nel contesto familiare?  

Ho sempre desiderato specializzarmi nella pasticceria, la trovo molto creativa, e così, amando congiuntamente la Spagna, decisi di trasferirmi a Barcellona, cercando di inserirmi ambiziosamente nell’universo di Albert Adrià, fratello dell’altrettanto celebre Ferran, forse uno degli chef de patisserie più noti al mondo: sono stato circa due anni al Tickets, un luogo che reputo assolutamente all’avanguardia, è palese l’influenza del suo stile nella mia cucina, a partire dalla rilevanza che hanno gli antipasti, più tapas che amous-bouche. Per quanto riguarda Colagreco, ho avuto modo di conoscerlo qui in Penisola, e sono stato a Mentone dal “Mirazur” sino all’estate dell’anno scorso, ho sempre preferito il pesce alla carne e quello era il posto giusto per rifinirne le preparazioni, multiculturale e modernista come nessun altro al mondo. 

Emanuele Izzo, piazzetta milùImmagino che in qualche modo abbia dovuto adeguare la tua metodologia lavorativa al contesto familiare, quali sono le tue mire attuali e su cosa intendi concentrarti ora che sei rientrato nel tuo locale avito degli esordi?

Diciamo che mi sento un privilegiato, l’obiettivo del nostro lavoro, concepito come “sinergico” nel lavoro di squadra sin dall’origine – tutti i pairing sono concepiti con mio fratello Emanuele per il vino e le bevande, e con Valerio per ciò che concerne l’organizzazione della sala, l’impiattamento ed i cocktail – ha una filosofia sottesa, quella di fare sentire i clienti a proprio agio: per me ciò significa agire sensorialmente sulla memoria individuale, olfattiva e gustativa, stimolandone ed affinandone la percezione. Ad esempio, alcuni miei colleghi fanno un lavoro estenuante sulle fermentazioni, debbo dire che condivido questi afflati sino ad un certo punto, che è rappresentato dal limite ultimo, e cioè dalla conservazione del sapore originario di fondo del singolo elemento-ingrediente, necessario per preservarne la continuità.

 

 

Maicol è vibrante ed appassionato, la sua cucina ne riflette il carattere, un’attività atavica ed istintiva nel quale confluiscono dubbi, certezze, identità territoriali ed influenze fusion: indimenticabili le tapas iniziali con vegetali e molluschi in risalto (servite in modo raffinate in ceramiche rifinite a mano), “straordinaria la finta insalata di polpo” e piazzetta milù, Micol izzo, Emanuel izzol’insalata “Via Schito 42” – dall’indirizzo dell’orto familiare, un misto di verdure cotte, crude e fermentate -, una meraviglia mutevole i “ricci di mare, aubergines, burrata e pomodoro”, sapido e consistente il risotto con “zucchine alle scapece”, dolci di grande intensità con in risalto l’imponente “tartelletta al  tiramisù, tofu di amaretto e tartufo”.

La raffinatezza dell’abbinamento con i vini curata dal sommelier Emanuele Izzo è ormai leggenda, con questo caldo stagionale cosa ci può essere di meglio e più dissentante di Carpano Antica Formula e Fever Tree ai fiori di Sambuco, Riesling Splatlese, Champagne Rosè, Gelber Muskateller Wohlmuth, “Bukkuram Sole D’agosto” di Marco De Bartoli.

   

 

 

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.