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Staj – il nuovo concept etnico del Noodle Bar ideato dallo Chef Lucio Paciello
staj noodles bar

Iniziamo da un personaggio cinematografico che ha segnato l’immaginario di molti cinefili, David “Noodles” Aronson, protagonista del romanzo “The Hoods” di Harry Gray, adattato indimenticabilmente per il grande schermo da Sergio Leone nel suo capolavoro “C’era un volta in America”, ed interpretato in maniera mirabile da Robert De Niro, già divo dei film di Martin Scorsese.

Il soprannome, come in ogni “gangster film” che si rispetti (discorso analogo varrebbe anche per le onomatopeiche evocazioni dei personaggi della camorra coevi) dice molto del personaggio, se è vero che i “noodles”, negli anni di ambientazione del romanzo (e del film che ne è stato tratto), nel linguaggio corrivo dei protagonisti, altro non sono che gli “spaghetti” in declinazione kosher ed etnica, ed infatti gli italiani trapiantati in America ad inizio del Novecento erano volgarmente detti “mangia spaghetti”.

La realtà, al di fuori dei gangli dell’immaginazione, è ben diversa, se è vero che i noodles non hanno nulla a che vedere con gli spaghetti (a parte una forma parzialmente simili, sebbene di diversa consistenza), nascono in Cina oltre quattromila anni fa e da lì si diffondono nell’intero Oriente, vengono preparati direttamente con acqua e farine senza l’impiego di uova, e, oltre al grano duro, nella preparazione può essere impiegato anche il grano saraceno oppure il riso, senza l’utilizzo di alcun tipo di trafilatura, con il tempo divenuti, sulla scorta di tale retaggio, cibo iconico del sud-est asiatico e della Thailandia.

Staj

io, Lucio Paciello e Rosario del Priore

Premessa essenziale per comprendere la genesi del nuovo locale – noodle bar “Staj” (nome che gioca sulla duplice assonanza fra Thai, cibo thailandese, e l’espressione dialettale partenopea stai, cioè trattieniti) del multiforme e versatile chef Lucio Paciello: classe 1985, formazione internazionale in giro per il mondo, dal Giappone all’Australia, prestigiosi stage come chef de patisserie presso ristoranti stellati, struttura aperta “in combutta” con l’imprenditore nel settore della telefonia Rosario del Priore – nonché amico, galeotto fu l’incontro dinanzi un babà ancora caldo a Palazzo Petrucci preparato proprio da Paciello.

Elegante ed informale l’ambiente, fantasie optical alle pareti che ne circoscrivono il perimetro, dominato all’ingresso da un ampio bancone da cocktail e distillati, la cucina a vista ne costituisce la propaggine ultimativa, le arterie commerciali dell’elegante quartiere Chiaia che incrociano Via Bisignano sono alquanto vuote, atteso l’approssimarsi dell’orario di pranzo e la canicola estiva: il concept rappresenta una vera e propria innovazione nel panorama gastronomico partenopeo, sorta di ibridazione tra un ristorante etnico, una cucina fusion nipponica con forti influenze vegetariane, nel quale viene dato ampio risalto paradossalmente anche ad ingredienti locali, come ad esempio prodotti da pescato locale.

Noodles dunque preparati a mano tutti i giorni dallo chef esclusivamente con l’impiego di farine di grano tenero locali e farine di riso, particolarmente gustosi  quelli saltati in padella al wok (stir fry), ma nel menu (ancora incompleto poiché in divenire, stampato dai proprietari su carta riciclabile) trovano spazio anche altri piatti come il ramen, che evidenzia il gusto asiatico sapido dell’umami, consistendo in un brodo caldo di carne di pollo, maiale o pesce essiccato (ma Paciello ne impiega un’intelligente rivisitazione con pescato locale in modo da diminuirne il tenore grasso) nel quale vengono immersi i noodles: menzione va alla incredibile consistenza e leggerezza dei bao, tipico cibo di strada Taiwanese, cioè dei panini cotti al vapore con farciture, a seconda della scelta, di carne, pesce e verdure (declinati anche nella versione dessert fritti con gelato), ma non mancano neanche i gyoza ed i dumplings, ravioli cinesi fatti in casa, anche questi cotti al vapore.

staj

Carta dei vini essenziale improntata ad un’efficienza da abbinamento con i cibi serviti (eccezionale l’inserimento in carta dello Champagne Blanc de Noir di Francis Orban, da me particolarmente amato), ottima selezione di distillati e cocktail – magari un’evoluzione del locale potrebbe consistere proprio nell’elaborare abbinamenti dei piatti con tali prodotti da miscelazione, attesa la qualità degli ingredienti – ed infine gustose ed originali le bevande analcoliche aromatiche Gasco, valida alternativa per gli astemi da sorseggiare a tutto pasto.

Staj si trova in via Bisignano 27, nel quartiere di Chiaia!

 

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.