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LA FESTA A VICO AL MOON VALLEY – LA “SOSTANZA” DEL GUSTO NELL’INCONTRO FRA PRODUTTORI D’ELITE E CHEF
diario di un winelover

Festa a Vico è ormai kermesse consolidata e prestigiosa, tanto da fare assurgere Vico Equense, cittadina host, a vera a propria mini-capitale gourmet del gusto campano.
Composito è dunque il programma di eventi nel quale è idealmente scomponibile tale manifestazione – del resto dipanatasi in un arco temporale di tre giorni, in svariati luoghi del suggestivo centro della penisola sorrentina – e numerosi spunti di riflessione provengono da un incontro al quale abbiamo avuto il privilegio di partecipare: l’evento denominato significativamente “sostanza” all’albergo “Moon Valley” di Seiano, in pratica un incontro, senza mediazioni della filiera produttiva, fra artigiani del gusto e chef, stellati e non, invitati e presenti.
Risulterebbe probabilmente tedioso e riduttivo procedere ad una mera elencazione delle aziende produttrici presenti (del resto tutte d’eccellenza), per cui, dopo due cenni sulla struttura ospitante, provvederemo a segnalarne solo qualcuna, divertendoci a creare una sorta di simmetria ideale, individuandone per ciascuna un ristorante ideale che ne rappresenti l’afflato produttivo: tornando alla location, il Moon Valley, ubicato esattamente fra Vico Equense e Sorrento, il cui assetto proprietario è riconducibile alla medesima famiglia Dell’Amura, titolari dell’iconica “Pizza a metro da Gigino – l’Università della pizza” (altra location ideale della kermesse), è un elegante e funzionale residence hotel, fornito di piscina all’aperto (con tanto di pool-side lounge sfornante latticini freschi per brunch ed aperitivi), terrazza solarium panoramica ed infine grande parco botanico e sala conferenze.

festa a vico
Ma riprendiamo le fila del nostro divertissement gastronomico e, tanto per essere campanilisti, iniziamo l’elencazione in primis con l’azienda di Cetara “Armatore”, presenti con una degustazione ovviamente delle famosi alici locali, ma anche con una prelibata selezione di ventresca di tonno rosso (essendo una fra le poche autorizzate alla pesca pelagica, tra l’altro splendido il packaging del catalogo distribuito): in questo caso il richiamo ineludibile è all’importante opera di divulgazione del retaggio cultural-gastronomico della zona portato avanti pervicacemente da Pasquale Torrente con il suo “Convento”, ristorante di famiglia aperto dai genitori nel 1969 in un chiostro del Seicento ed ora divenuto una fra le migliori trattorie d’Italia, con una fama oramai internazionale dovuta precipuamente allo spaghetto con la colatura di alici.
Spostiamoci nella confinante Basilicata, ed arriviamo a Genziano di Lucania, ove si trova l’azienda agricola Agrimar, certificata biologica ed a conduzione familiare, che si occupa di cerealicoltura (vantando grani duri da varietà come il senatore Cappelli ed il Khorasan) e zootecnia, per l’evento in degustazione affettati da suini di razza nero lucano, finemente marezzati e dallo scarso contenuto di sodio e colesterolo: chissà cosa ne penserebbe la Stella Michelin Vitantonio Lombardo con il suo ristorante omonimo in Matera (rientrato nei luoghi aviti dopo numerose esperienze, anche in Campania, ugualmente premiato dalla guida Michelin), una cucina materica e passionale da sempre al servizio del territorio.
Il livello qualitativo è altissimo, la selezione è ardua, stupisce ancora per la qualità offerta l’azienda pugliese Tuorlo Biancofiore “Nobiluovo di natura” sita in S. Giovanni Rotondo (provincia di Foggia), con le sue uova “nobili” da filiera corta, raccolte una ad una manualmente e prodotte da galline con nutrimento di cereali autoctoni, servite nel corso della degustazione dopo una cottura a bassa temperatura, che ne restituisce una consistenza e sapidità memorabile: il pensiero va alla nuova avventura di Floriano Pellegrino, il “bad boy” della gastronomia pugliese che, animato da intenti “palingenetici” della propria esperienza leccese di “Bros” – culminata con il raggiungimento dell’agognata stella lo scorso anno – è tornato alle origini nella provincia più profonda (in quel di Scorrano), valorizzando ricette rurali e preparazioni arcaiche.
Lasciamo il meridione, e, risalendo lungo il dorso della penisola, spostiamoci in Emilia Romagna, a Pavullo nel Frignano, in provincia di Modena, sede dell’azienda Malandrone 1477, produttori di Parmigiano Reggiano di lunga stagionatura, durante l’evento in assaggio un’incredibile selezione di cru che parte da un minimo di 26 mesi ad un massimo di 120 mesi, che evidenzia note di speziato, preminenza di tostato, brodo di carne e cacao: chissà quali tipologie di Champagne sosterrebbero queste sfumature di gusto, magari posti in abbinamento durante la prestigiosa manifestazione “Champagne Experience” che si tiene annualmente nella vicina Modena nel mese di Ottobre, obbligatorio dopo un passaggio in Savigno – Valsamoggia (patria del tartufo bianco), obbligatoria la cena da “Irina Trattoria”, nuovo locale della chef Irina Steccanella, la curiosità sorge riguardo gli impieghi creativi di tale eccellenza regionale emiliana.

 


Concludiamo il giro di giostra della Penisola in Lombardia, nel territorio della Valtellina, sede dell’azienda Giò Porro, produttrice di bresaola senza conservanti ed allergeni, con salatura fatta a mano, e stagionatura oltre i 4 mesi, straordinaria quella di angus e wagyu, entrambi fini ed aromatiche come raramente è dato provare: qui è stimolante tirare in ballo, da contraltare, lo chef di origini procidane Marco Ambrosino, con il suo locale “28 posti” della non lontano Milano, audace sperimentatore di fermentazioni “spinte”, chissà nelle sue mani dei prodotti del genere, non esattamente per vegetariani 🙂

gennaro Esposito

Io e lo Chef Gennaro Esposito

La Festa a Vico prosegue senza requie, gli eventi si susseguono, i saluti del padrone di casa Chef Gennaro Esposito concludono l’incontro, sino alla prossima sperimentazione consentita, e forse davvero la cultura gastronomica consente di superare, idealmente ma anche concretamente, i
confini della singola regione, creando un connubio sempre unico (e tuttavia ripetibile) di aromi e sapori.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.