fbpx
Ristorante Pompeo Magno – La Rivisitazione in Chiave Gourmet dei Piatti di Epopea romana e le eccellenze del territorio

La storia di Pompei è probabilmente una delle più antiche caratterizzazioni della mitologia antica a noi tramandata, sebbene pochi conoscano quella di un luogo di culto altrettanto antico, probabilmente perché ubicato fuori dalla cerchia urbana – strettamente intesa – della città: il tempio di Dioniso, anch’esso di epoca romana, finito sepolto durante l’eruzione del Vesuvio del 79 ed incredibilmente, per una sorta di contrappasso storico, venuto alla luce durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, riportato completamente alla luce durante gli scavi sistematici successivi che ne sono conseguiti.

Pochi passi da questo luogo magico ed evocativo (oggi cinto da un cancello che ne delimita il perimetro, per esigenze di tutela da atti vandalici), in cui paradossalmente il Senato romano vietò all’epoca ogni venerazione del culto, per io e la squadra del Pompeo Magnotimore di eventuali degenerazioni violente dei baccanali, e troviamo un altro luogo che può definirsi, per simmetrie di valori, un “tempio moderno” del gusto, sebbene di diverso tenore: il ristorante “Pompeo Magno”, gestito con competenza e passione dalla coppia di coniugi Gerardo Esposito – maitre e direttore di sale – e Michela Del Sorbo – sommelier, unitamente al di lei fratello, Vincenzo Del Sorbo, chef executive e capo brigata, dopo un importante tirocinio al “Buco” di Sorrento con la cucina di Peppe Aversa ed alla “Torre del Saracino” con il nume tutelare Gennaro Esposito.

Una storia probabilmente comune a molti imprenditori quella del direttore di e allo stesso tempo proprietario Gerardo Esposito, un lungo periodo trascorso in Svizzera nell’ambito della cucina di altro profilo (anche stellata) sino agli anni fatidici del 1992 (rientro in Italia, forte della formazione acquisita) e 1998 (apertura del locale, anche pizzeria, tutt’ora operativa), senza voler sottacere quello dell’incontro decisivo con la moglie Michela, l’impegno di questa e la collaborazione con l’A.I.S. sia della delegazione dei paesi vesuviani che della penisola sorrentina diretta da Emanuele Izzo (da circa cinque anni, dopo il conseguimento del diploma) che ha portato all’organizzazione di seminari, corsi di approfondimento ed incontri con produttori presso la struttura, che hanno richiesto l’ampliamento dei locali, con annesso dehors e giardino esterno: i piatti, frutto di una ricerca storiografica approfondita da parte dei fratelli Del Sorbo, procedono precipuamente lungo il binario della valorizzazione e riscoperta delle antiche ricette d’epoca romana, secondo una linea interpretativa gourmet scevra da facili riletture agiografiche, e dall’utilizzo di vegetali e prodotti di stagione:

sono numerose le fonti circa le origini della cucina romana, probabilmente i due punti di svolta sono costituiti in primis dall’influenza del modello greco, che ha implicato una certa frugalità che si contrapponeva all’opulenza che era diversamente in voga, ed in secondo luogo ai prodotti proveniente dalle colonie, pensiamo a carni come quelle di pavone, faraona, o anche alla frutta come per i datteri ed alle spezie come pepe, zenzero, cannella, chiodi di garofano, che hanno modificato radicalmente il gusto delle popolazioni autoctone” puntualizza la sommelier Michela, modi affabili e sorriso appassionato ed ironico che ne informa l’espressione, aggiungendo che “di luoghi comuni da sfatare ve ne sono molti anche successivi, ad esempio la vituperata nouvelle cousine francese altro non è stata che una metodologia teorico-pratica che ha  innovato in nuce l’elaborata cucina classica escofferiana, provvedendo all’impiego di prodotti più semplici, abbiamo anche collaborato con il gastronomo storico della trasmissione Linea Verde della Rai lavorando in sinergia per la divulgazione di tale retaggio eno-gastronomico del nostro amato polo storico-turistico di Pompei

pompeo magno

Tornando al menù in degustazione (variabile a cadenza mensile, 5 portate a prezzo fisso, possibilità di pairing con il vino) fil rouge è dato dall’utilizzo di prodotti di stagione, soprattutto per ciò che concerne il pescato fresco ed i vegetali, di ampio utilizzo nel mese in corso:  straordinarie le entrée con il tris di Salmone, Seppie e Sgombro, scottato ed alla piastra, serviti con riduzione di verdure (abbinate con il Falerno del Massico bianco di Villa Matilde), sapido e croccante il polpo verace, dalla perfetta cottura le linguine fatte in casa con granchio porro e crema di pinoli, mentre è sapientemente mantecato il risotto con burrata e gamberi di Mazara (pairing con aglianico del Taburno biologico rosato della Fattoria La Rivolta), per proseguire con la morbidezza della carne della Ricciola ed infine con tre indimenticabili dessert, crostatina di fragole con muscadet, pompeo magnomeringa, cialda artigianale con crema di cioccolato bianco e lingotto al cacao, accompagnati da una composita selezione di vini da dessert dalle zone geografiche più disparate, tra cui un Porto Pedro Ximenez, Moscatel de Setubal, un passito di Gewurtaminer di St. Micheal-Eppan, ed un Sauternes Castelnau de Suduirat.

Carta dei vini straordinariamente ampia con grande risalto ai vini regionali e, di converso, ai prodotti francesi tra cui borgogna  e vini da dessert come evidenziato nella degustazione (frutto probabilmente del lavoro di approfondimento e ricerca svolto nell’ambito della delegazione A.I.S.)  ricarichi al di sotto nella media, ed infine ottima varietà di distillati e rhum.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.