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La visione di Mara Portolano | La tradizione manifatturiera dei guanti e la passione enologica
mara portolano

L’inizio si dipana in un interrogativo: è possibile, nell’epoca attuale della digitalizzazione produttiva e degli algoritmi d’impresa, fissare uno standard metrico di rappresentatività di un prodotto, che ne formalizzi il retaggio qualitativo?

guanti di mara portolano

A giudicare dall’operato della ditta “Mario Portolano”, quarta generazione di produttori di guanti artigianali con l’avvento della figlia Mara– anno di fondazione 1895, marchio proprio, doppio show-room in Napoli, alla Via Chiaia e Milano, alla Via della Spiga – la risposta verrebbe da essere affermativa: la passione dell’attuale capostipite Mario per il mondo del vino, con conseguente acquisto di vigneti autoctoni nella zona flegrea e gestione imprenditoriale, ha portato a denominare il proprio cru aziendale “Sei Pollici”, omaggio all’antica tradizione che fissava in tale lunghezza il canone produttivo del guanto femminile lungo, all’epoca in voga ed oggi connotato come vera e propria icona aziendale dal fascino d’antan.

MARA PORTOLANO

Io e Mara Portolano

 

Avocazione a sé dell’intero ciclo produttivo, dalla conceria alla tinteggiatura della pelli, passando per i raffinati lavori d’intarsio e di rifinitura, mediante l’utilizzo di pellami selezionati rigorosamente made in Italy, collaborazione e fornitura di prodotti e know-how a stilisti e maison d’alta moda: sono chiare le linea guida aziendali illustrate dal titolare Mario, gentiluomo d’altri tempi, incontrato unitamente alla figlia Mara nella boutique di Via Chiaia, l’ora di pranzo si approssima in una mite giornata d’inizio primavera, i rumori del traffico esterno e degli uffici e passanti sembrano rarefarsi, disciolti nel tripudio di eleganza e colori delle collezioni pret-a-porter femminili (oltre ai guanti, core business, in vendita anche splendidi abiti in seta e jersey, ed accessori vari).

 

“Dalla passione della moda a quella del vino il passo è stato breve, ci rechiamo spesso in viaggio negli Stati Uniti ed in Giappone per promuovere la nostra tradizione manifatturiera, e sappiamo bene che queste sono due delle eccellenze che forse maggiormente ci rappresentano all’esterochiosa la signora Mara, baluginii di passione negli occhi dinamici e penetranti – “nel corso degli anni sono stati rilevati da mio padre, da sempre appassionato ed attento bevitore, degli appezzamenti nei Campi Flegrei, nei pressi di Pozzuoli, sino ad assumere anche la produzione e gestione produttiva, attualmente vantiamo una produzione di circa diecimila bottiglie annue, vendute precipuamente all’estero, con vitigni autoctoni anche di vigne pre-filossera”

mara portolano

I commessi si muovono frenetici nella boutique, le incombenze amministrative e contabili sono incalzanti, ma le attenzioni della titolare Mara sono rivolte alle bottiglie rappresentanti la propria linea (viti-vinicola) aziendale, dispiegate su un elegante tavolino in vetro nei pressi dei camerini, tra una copia di “Vogue”squadernata e una brochure con la storia della propria impresa di guanti:

Sono appena rientrata dalla campagna dove sono ubicati i vigneti perché mi piace lavorarci personalmente, abbiamo una superficie vitata di circa cinque ettari e mezzo, con una tipologia di sottosuolo decisamente vulcanico a causa della vicinanza con il Vesuvio, e coltiviamo, tra i rossi, aglianico e piedirosso, mentre fra i bianchi la Falanghina, amiamola zona flegrea e cerchiamo di valorizzare il terroir enologico di riferimento, con della tecniche di lavorazione il meno invasive possibile ed una bassa resa per ettaro

Passando all’elencazione dei prodotti in degustazione, colpisce anzitutto la mineralità e fresca sapidità della Falanghina (magari immaginata in pairing con una ventresca di tonno appena scottata), seguita dall’ortodosso rigore gustativo del Piedirosso Doc, e dal tannino fine ed equilibrato del blend di Aglianico e Piedirosso “Villa Teresa”: si staglia tuttavia in tale teoria di prodotti, infine, la potenza aromatica del “Sei Pollici” (di cui all’inizio dell’articolo, prodotto di punta dell’azienda), aglianico in purezza ottenuto mediante vinificazione in acciaio e macerazione di 20 giorni di uve, seguita da un breve passaggio in barrique, anche a livello retro-olfattivo di raro nitore ed eleganza, produzione alquanto limitata.

Una frase dello scrittore Soldati evidenziava come la nostra esistenza fosse questione di simmetrie emotive “tutta la vita è un dono misterioso, e misurarlo mi sembra un’empietà”: chissà se sono sufficienti 6 pollici per ricercare la perfezione in un manufatto, o 15 centilitri di vino in un bicchiere per percepire un frammento di “felicità enoica”.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.