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SPARKLING WINTER – BOLLICINE DECLINATE IN CHIAVE INVERNALE ALL’ENOPANETTERIA DI STEFANO PAGLIUCA
sparkling winter

È oramai da qualche anno che in Italia è diffusa la mania delle bollicine, categoria piuttosto ampia che comprende tutti i prodotti che rilasciano anidride carbonica nella vinificazione (sparkling wines), ed a assecondare tale trend enologico, è devoluto l’incontro organizzato presso l’ “Enopanetteria i sapori della tradizione”, di Stefano Pagliuca, in quel di Melito di Napoli, sotto l’egida dell’A.I.S. – Delegazione di Napoli, coordinata da Tommaso Luongo e Franco De Luca, anche relatori.

L’Italia si conferma, al riguardo, sempre più patria di bollicine, con una produzione che non ha nulla da invidiare ai cugini francesi che rimangono comunque ancora gli indiscussi protagonisti del metodo champenoise, sebbene questa degustazione offra, segnatamente, differenti tipologie in assaggio, declinate per vitigni e filosofie produttive, nonché territori di provenienza.

Largo spazio al terroir, e, dopo il gustoso buffet di pizze artigianali preparate dallo staff coordinato dalla resident chef Raffaella Verde – coniuge del titolare – insieme ad un assaggio di salmone Jolanda De Colò e burro di Normandia, si attinge senza timori reverenziali dalla sterminata cantina del locale, con un ordine di servizio alquanto innovativo regolato dalla complessità – aromatica e gustativa – del singolo prodotto.

stefano pagliuca vini vomero

Spumante metodo classico Brut Sekt Weingut Brundlmayer

Ad iniziare, una variazione eterodossa di Riesling, e cioè il Riesling Sekt Extra Dry – Dr. Loosen, la casa produttiva di Mr. Riesling, Ernst Loosen, presidente della relativa Associazione di categoria, in cui i grandissimi cru prodotti da tale azienda lasciano lo spazio ad un prodotto aromatico, dal netto retrogusto di idrocarburi, particolarmente vocato per aperitivi, seguito dall’eccezionale (ad avviso di chi scrive) spumante metodo classico Brut Sekt Weingut Brundlmayer, equilibrato blend austriaco di Chardonnay, Gruner Veltiner e Blauburgunder, in cui emerge nitidamente il profilo aromatico impresso dal particolare terroir, lungo il corso del fiume Danubio, straordinariamente minerale e fine, caratterizzato da un finale persistente e lungo.

Interessante ma, di converso, eccessivamente “cerebrale” lo spumante millesimato Alta Langa Doc Metodo Classico di Avezza offerto successivamente in degustazione, in cui le note predominanti impresse dai vitigni impiegati sembrano versatili ma decisamente poco sapide e caratterizzanti, un meritevole tentativo di valorizzare gli spumanti piemontesi, coltivando in loco le uve di pinot noir e chardonnay, forse omologato dai costringimenti del relativo disciplinare (di recente approvazione, 2011) mentre davvero paradigmatico della relativa categoria si connota il notevole Franciacorta Extra Brut Arcari e Danesi, pinot nero in purezza affinato sui lieviti per oltre 38 mesi, un prodotto che sfida lo scorrere del tempo, dotato di spuma persistente e dorata, uno spettro olfattivo straordinariamente variegato, un concentrato di potenza e personalità.   

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Portofino Bisson Abissi 2014

Si conclude la batteria di degustazione con, preliminarmente, lo scarsamente dotato di effervescenza (nonostante le peculiarità di produzione) Portofino Bisson Abissi 2014, appartenente alla DOC Portofino, in cui i vitigni autoctoni impiegati, bianchetta genovese, vermentino e pigato, seguono una particolare vinificazione, che prevede l’affinamento sui lieviti selezionati per 18 mesi nei fondali marini della Baia del Silenzio di Sestri Levante, ad una profondità di 60 metri a temperatura costante: pur apprezzando le note salmastre e di macchia mediterranea, se ne rileva tuttavia la scarsa acidità, che ne penalizza lo spessore gustativo. Segue, a terminare, il memorabile  Champagne Blanc de Blancs Grand Cru Reserve Brut Vazart Coquart, ottenuto da sole uve chardonnay, provenienti da una vigna particolarmente vocata nel comune di Choully, affinato sui lieviti per oltre 24 mesi, a livello retro-olfattivo ricco di note minerali e agrumate, con un sorso in preminenza rotondo, in perfetta sinergia fra freschezza e mineralità, una degna conclusione senza cedimenti.

Perfetto infine l’abbinamento fra le fragranze lievitative dell’esclusivo panettone di Francesco Sposito – ristorante Taverna Estia di Brusciano (due stelle Michelin) e le note aromatiche del Moscato D’Asti Ca’d’gal, e se è vero che le bollicine e lo Champagne, come sottende il titolo di un recente saggio edito per i tipi della Einaudi e scritto dal professore Gerard Liger Belair, sono “Una questione scientifica”, è altrettanto vero che sono prodotti capaci di toccare profondamente le nostre corde emotive e sentimentali, aldilà di qualsiasi assioma empiricamente verificabile.

 

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.