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Intervista con la stella Emanuele Izzo Sommelier Militante ed Itinerante
DIARIO DI UN WINE LOVER

Difficile riuscire ad individuare, nel corso della propria vita, quando si arrivi a dei punti di svolta, e quando una passione, al di fuori dei condizionamenti esterni, possa tramutarsi poco a poco, sino ad essere formalizzata in delle forme originariamente sconosciute.

Una premessa necessaria per riuscire ad inquadrare appieno la figura professionale composita di Emanuele Izzo, divenuto, dopo avere conseguito una laurea in Giurisprudenza in corso, a soli 27 anni, il più giovane delegato territoriale AIS italiano, per la penisola sorrentina, ruolo che attualmente ricopre da cinque anni, unitamente a quello di proprietario del ristorante stella MichelinPiazzetta Milù” a Castellamare di Stabia, in condivisione con madre, padre, fratello Valerio, responsabile di sala, senza dimenticare la discreta e indispensabile, figura dell’executive chef Luigi Salomone.

 

Incontriamo Emanuele fra una pausa e l’altra della sua frenetica attività di coordinatore territoriale, e non ci lasciamo irretire dalla profondità dello sguardo, cercando di leggere fra le righe delle sue parole, alfine di cogliere i segreti del dinamismo e tempra manifestati dietro un velo di timidezza.

 

Emanuele, innanzitutto complimenti a te, alla tua famiglia e allo staff intero, per l’importante traguardo che riguarda la conferma della stella, ed anche per la personalità con cui stai rivestendo il rilevante ruolo ‘istituzionale’ che ti è stato conferito nell’ambito della delegazione. Vorrei chiederti: “Come riesci a conciliare le due attività, parallele eppure organizzativamente autonome, e se temi di poterne trascurare qualcuna”.

Grazie Carlo, per ciò che riguarda il ristorante, ricordo nitidamente gli esordi, quando eravamo una pizzeria, e probabilmente è solamente grazie alla pervicacia di mio padre Michele, unitamente a mia madre, che siamo divenuti quello che siamo, devo dire che dal 2005 in poi, dopo la conversione in ristorante, è stata una crescita costante, fino all’ambito traguardo del raggiungimento della Stella Michelin, tre anni orsono. Dall’altro versante, dopo il mio “apprendistato” come sommelier, nel quale frequentavo molto la delegazione di Caserta, è stato riferendomi alla figura professionale del mio amico Armando Castagno, profondo conoscitore del mondo della Borgogna, che sono cresciuto progressivamente, acquistandone in ambizione e competenza, così dando la stura alla mia idea di organizzare incontri formativi e didattici presso strutture accreditate qui in costiera. Il vero trait d’union fra le due figure è rappresentato dalla sensibilità con la quale ho sempre percepito la figura di sommelier, non configurato limitativamente come chi versa del vino ad un cliente, ma diversamente come colui che opera una sorta di “ritaglio metodologico e psicologico” del proprio operato sulla figura dell’avventore, indovinandone gusti e preferenze, analogamente a quanto accade fra un docente ed un proprio “discepolo”.

A tale proposito, volevo chiederti, il territorio nel quale operi, comprendendo l’isola di Capri e l’intera penisola sorrentina, soffre di una certa “oleografia” turistica di maniera, che ne ha a volte impedito lo sviluppo di un’ offerta eno-gastronomica innovativa di spessore: cosa ne pensi al riguardo?

 Credo che ci sia del vero in quello che dici, ma ci tengo a precisare che la mia attività di coordinatore territoriale AIS è sempre stata improntata non a un campanilismo auto-referenziale, bensì alla promozione della cultura e metodo della mia sigla di appartenenza lungo l’intero asse Sorrento-Castellamare, con lo svolgimento di 7 interi cicli formativi didattici comprendendo oltre cinquecento iscritti, accreditati in corsi presso strutture recettizie le più disparate, dal Moon Valley di Seiano sino all’Hilton di Sorrento, in totale sinergia con altre realtà produttive e turistiche, sotto l’egida organizzativa della delegazione A.I.S partenopea, naturalmente.

Mi hanno particolarmente colpito i viaggi nei luoghi del vino europei da te organizzati nell’ambito delle attività di delegazione negli ultimi due anni, vorresti spiegarmi quale è stato lo spirito con il quale hai inteso e concepito tali esperienze?  

Anche qui dirimente è stato un viaggio personale iniziatico in Champagne nel 2015, sempre con il mio mentore e “padre putativo professionale” Armando Castagno, e poi nel triennio 2016/2017/2018, con intraprendenza e spirito organizzativo, abbiamo deciso di allungarci, come delegazione, in Sicilia, nella Champagne, in Germania (Mosella e non solo), ed infine nei territori di confine del Collio Goriziano e Carso, sino alla Slovenia (con visite ad aziende come Podversic e Movia), luoghi di una separazione da me definita “immaginaria” sotto il profilo enologico, eppure altamente divisiva e drammatica da un punto di vista geo-politico. Vorrei anche spendere due parole sul ciclo di incontri “Riesling Uber Alles” dedicato al variegato mondo del Riesling in corso di svolgimento, con oltre 35 vini in degustazione in tre diversi appuntamenti dedicati a specifiche realtà regionali, anche conferiti da collezioni private poiché rari e d’annata, culminanti nella redazione di un libro monografico di oltre 130 pagine, da me personalmente concepito e distribuito ai partecipanti.

Emanuele è sul punto di congedarsi, lo attende un viaggio in traghetto verso l’Isola di Capri per i primi corsi di Sommelier organizzati dalla delegazione sull’Isola di Tiberio, ma le immagini dei viaggi e delle emozioni descritte rimangono dentro, analogamente a delle onde tumultuose in un freddo mattino di Dicembre.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.