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TRE BICCHIERI 2019 – SERATA DI GALA DI GRAN GUSTO CON IL GAMBERO ROSSO ALL’EXCELSIOR di NAPOLI
diario di un winelover

Degno epilogo del lavoro di catalogazione, selezione e degustazione effettuato dai commissari del Gambero Rosso è la serata annuale di premiazione dei vini insigniti dei prestigiosi “tre bicchieri”, massimo riconoscimento di categoria, quest’anno svoltasi presso il prestigioso albergo “Excelsior” sul lungomare di Napoli, in collaborazione con la Città del Gusto e presieduta dai sommelier dell’A.i.s. del capoluogo campano.

 

Io, Tommaso Luongo e Franco De Luca

Allietati dagli entrée delle aziende gastronomiche presenti – Gambero Rosso Academy, Azienda di olio biologico “Petrazzuoli”, Panificio “Malafronte” di Gragnano, nonché il gustoso “Sogni di Latte” partenopeo, s’inizia il giro di giostra delle degustazioni, alla presenza di numerosi enotecari (il cui ingresso era consentito con un’ora di anticipo rispetto all’apertura dei banchi di assaggio per gli avventori “ordinari”) e sommelier presenti, tra cui i vertici di delegazione Ais partenopei Tommaso Luongo e Franco de Luca.
Cartina di tornasole per percepire trend, evoluzioni, radicamenti di realtà consolidate, non solo della Campania, regione ospite con le proprie aziende rappresentate (ovviamente in preminenza), ad avviso di chi scrive si stagliavano in termini di assoluto rilievo le “squadre” di produttori messe in campo dalle regioni Friuli Venezia Giulia e Toscana, con offerte di prodotti alquanto originali ed eterodossi nella composizione.

i tre bicchieri 2018
Doveroso segnalare preliminarmente, senza voler essere un peana, i mostri sacri dell’enologia
campana “Taurasi Vigna Macchia dei Goti” di Cantine Caggiano, “Montevetrano 2016” di Silvia Imparato, “Sabbie di Sopra il Bosco” di Nanni Copè, ma come non prendere atto di realtà innovative come quelle proposte dall’azienda cilentana Casebianche – “Pashka 2017”– con il misconosciuto Barbera del Cilento in versione abboccato ed infine mutuare da quel nuovo eden dell’enologia campana – la costa d’Amalfi – rappresentata degnamente dall’azienda Ettore Sammarco con il “Ravello Bianco Selva delle Monache”.

Fuoriuscendo dai confini strettamente regionali, stupisce l’eleganza e la raffinatezza delle aziende friulane Jermann, che con il maestoso (contestualmente insignito vino dell’anno) “Capo Martino 2016”, libera improvvisazione del Tocai friulano in assemblaggio con vitigni autoctoni, segna un nuovo punto di sviluppo dell’enologia regionale, ma anche della Tunella, che con il “FCO Biancosesto” – felice connubio di Friulano e Ribolla – riesce a rappresentare degnamente l’anima di un territorio di confine, in tutti i sensi. Lascia l’amaro in bocca l’assenza per mancata consegna del “Nekaj 2014” di Podversic, uno dei produttori capostipiti della vinificazione biologica (anzi biodinamica), “figlio di lavoro” di Josko Gravner, come ama definirsi.

Straordinariamente incisiva anche la regione Toscana, con l’allure aristocratico e cosmopolita dei tagli bordolesi, sia quelli del pluripremiato “Oreno 2016” dell’azienda Setteponti – antagonista ormai senza infingimenti né timore reverenziale del “mostro sacro” Sassicaia – o della novità Piaggia con la risalente DOCG “Carmignano Riserva 2015”, ma anche di prodotti consolidati come il “Montesodi 2015” del colosso Frescobaldi, e infine, cambiando zona, dello stratosferico, a mio avviso, “Bolgheri Rosso Superiore” del Podere Sapaio, perfetto blend di Cabernet Sauvignon, Petit Verdot e Cabernet Franc.
Insomma, pur limitatamente al novero delle aziende rappresentate, è stato un incontro di degustazione dal fascino unico, che riesce a restituire degnamente ai meri appassionati ma anche al pubblico “di settore”, la complessità e insieme l’unicità di un territorio, come quello italiano, stratificato e variegato nell’ambito enologico come pochi al mondo.

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.