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BEVOLUTION – LA RIVOLUZIONE ENOLOGICA DEMOCRATICA CHE PROMETTE LONGEVITÀ AI VINI
berevolution

Un luogo comune oramai inveterato suole associare l’idea di “invecchiamento”  esclusivamente ai vini rossi, mentre i bianchi sarebbero relegati ad un consumo nell’annualità temporale di produzione, alla stregua di altri prodotti “beverini” quali la birra, di fruizione immediata.

berevolution, invecchiamento del vino

Io e Stefano Pagliuca 🙂

A demolire, ed anzi a ribaltare tale stereotipo, è dedicato l’incontro di degustazione organizzato dall’AIS Napoli – primo di una serie, a cura del delegato partenopeo Tommaso Luongo – tenutosi presso l’ “Enopanetteria i sapori della tradizione”, dell’ineffabile e giocondo Stefano Pagliuca che, in quel di Melito di Napoli, con straordinaria pervicacia e spirito pioneristico ha saputo coniugare negli anni, tradizione (nella preparazione e lievitazione dei pani e delle pizze, ottenute nel proprio laboratorio dal lievito madre o con l’impiego di farine integrali) e selezione dell’incredibile offerta di oltre mille referenze fra vini nazionali ed internazionali, da bere anche al tavolo nella sottostante enoteca.

 

 

 

bevolution

 

Viatico sia il mantra “il tempo svela, il tempo scolpisce, il tempo imprime”, e, subito dopo il buffet di degustazione delle gustose pizze preparate dalla resident chef Raffaella Verde (signora Pagliuca), si aprono i banchi di assaggio, con ben sei prodotti offerti, in annate risalenti, sfrontati ed impudichi nel mostrare difetti ed imperfezioni, che paradossalmente finiscono, lungi dal mortificarlo, con l’esaltare il rispettivo terroir di provenienza.

invecchiamento del vino

Con un ordine di servizio rigoroso e temperature perfette, si inizia con un misconosciuto (per chi scrive) Gruner Veltliner Kuenhof della Valle d’Isarco  – annata 2012, produttore Pliger – dagli aromi, ancora,  straordinamente vegetali, proseguendo con l’iconico Derthona prodotto da Vigneti Massa – selezione cru Montecitorio, anno 2010 – monumentale per equilibrio e profondità di sorso, al termine della prima metà della batteria: un Gewurztraminer d’Alsazia del Domaine Weinbach, eterodosso nel gusto rispetto alla tipologia base, vedrebbe la sua sublimazione in abbinamento ad un formaggio muffato, che ben si abbina per concordanza ai  profumi, aromi squisitamente terziari e tendenza alle morbidezze.

Qualche perplessità la lasciano le note ossidative ed acide al gusto, in questo secondo terzetto prestigioso, del Trebbiano D’Abruzzo della vedova Masciarelli – Marina Cvetic, offerto in degustazione nell’annata 2001, mentre nessun cedimento, in termini di struttura, corpo e lunghezza di sorso, viene mostrato dallo straordinario Collio Goriziano I Clivi dell’azienda Brazan dell’anno 1997, a mio avviso secondo solo al leggendario Riesling Spatlese Wurzgarten di Markus Molitor, datato 1994, dalla bocca avvolgente e seduttiva davvero come pochi nella valle della Mosella.   

Sostenevano i barbudos castristi, all’epoca della rivoluzione cubana, rimanendo in tema di cambiamenti epocali, che non bisognasse fidarsi di alcuna persona al di sotto dei diciotto anni d’età, mentre nella strada della bevolution qui intrapresa, a giudicare dalla longevità dei prodotti, tale assunto potrebbe essere facilmente rovesciato, con grande curiosità ed entusiasmo degli “elettori-bevitori”…

Carlo Straface

Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.