ABERE! di Marco Tinessa e Thomas Piras – Il concept innovativo di distribuzione e selezione vini

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ABERE! di Marco Tinessa e Thomas Piras – Il concept innovativo di distribuzione e selezione vini

Marco Tinessa è un personaggio del mondo del vino che potremmo definire, mutuando un’espressione d’oltreoceano, “larger than life”: originario di Montesarchio (BN), vigneron ed enologo praticamente dai primordi della sua vita, broker di professione, emigrato a Milano per motivi professionali.
Gli appassionati lo conoscono principalmente per il suo AglianicoOgnostro”, prodotto con metodi naturali ed affinato in anfore di terracotta, metodo che mette in risalto le fermentazioni spontanee con un utilizzo minimo di solforosa. La recente emergenza sanitaria, tuttavia, non ha arrestato il suo ingegno e affiancando la sua vocazione, insieme con l’amico socio Thomas Piras – proprietario e gestore-sommelier del ristorante stellato “Contraste” e del delicatessenExit – Gastronomia Urbana”, hanno lanciato entrambi in Milano il marchio “Abere!”, un nuovo canale di selezione, importazione e distribuzione dei vini.

Abere! è un progetto che nasce dal potere evocativo delle parole – e delle emozioni enologiche sottese, Marco Tinessa e Thomas Piras conosciutisi per caso in una bottiglieria del capoluogo meneghino di Via Spartaco durante una serata invernale, hanno affinato la loro amicizia nel corso di successivi incontri, sotto l’egida di tale verbo: il sodalizio commerciale è volto palesemente a mettere al centro la qualità del prodotto, valutando non solo le caratteristiche intrinseche del terroir ma anche le qualità delle metodologie di produzione impiegate, anzi “la capacità di interpretare i fenomeni della natura in vigna ed in cantina” – secondo le parole degli stessi fondatori.

 

L’Intervista a Marco Tinessa sul progetto “ABERE!”:

Marco buonasera, è davvero un piacere sentirti, e complimenti per la tua nuova impresa professionale, a quanto pare risiedere nel capoluogo del contagio, con tutti i costringimenti recenti dettati dalla pandemia, non ha fermato minimamente i tuoi progetti.

Ti ringrazio di vero cuore Carlo, in realtà era un progetto che stavo coltivando da qualche tempo prima che si diffondesse la pandemia, e da questo punto di vista l’ambiente di Milano ha sortito un effetto propulsivo, è davvero un luogo straordinariamente creativo, dove tutto accade tempestivamente e precorre i tempi, segnatamente anche nell’enogastronomia. Ovvio che l’incontro con Thomas è stato dirimente, entrambi abbiamo un proposito che ci ha guidato sin dall’inizio, cioè quello di rendere “pop” – nell’accezione di popolare ed accessibile alla clientele – il circuito di distribuzione, lontano da logiche di scambio reciproco e speculative che invece sembrano in questo momento imperanti, sopratutto nelle derive mainstream.   

 Mi piace l’utilizzo di questo ultimo termine, so che sei anche un grande appassionato di musica e lo trovo pregnante nel fungere da discrimen. Ho dato un’occhiata al catalogo, davvero molto bella la grafica e grande eterogeneità di territori e prodotti rappresentati, alcuni dei quali francamente poco diffusi.

Ti ringrazio di vero cuore, pensa che in tutte le aziende ci siamo recati personalmente io e Thomas per conoscerne personalmente i proprietari  -continua Tinessa- è la quintessenza del nostro ruolo di selezionatori, ovviamente io ho messo in gioco le mie conoscenza da produttore, mentre Thomas il suo grande fiuto commerciale, sta facendo un lavoro straordinario con i suoi locali, mettendo in carta numerose aziende che sono tanto misconosciute in Italia, quanto valide. I nostri nemici sono il conservatorismo, che privilegia i grossi marchi, i quali spesso finiscono per favorire un’omologazione del gusto generalizzata, e il campanilismo, che provoca spesso un aumento dei prezzi incontrollato. Nella selezione, tanto per fare qualche nome, abbiamo degli incredibili Pinot Noir prodotti dall’azienda tedesca Enderle e Moll di Baden, nella Foresta Nera, ma anche un grosso nome d’oltralpe del calibro di Claude de Nell – Leflaive, localizzato in Anjou, Loira Meridionale: non abbiamo trascurato la Spagna, un mercato in continua ascesa, rappresentata da un territorio vocato come la Ribeira Sacra in Galizia, ed infine qualche outsider nostrano, come il Rossese di Dolceacqua di Tenuta Anfosso, che personalmente adoro.

Indubbiamente, credo che i tuoi trascorsi di vigneron abbiano inciso in modo rilevante, è palese che una specializzazione di tale livello abbia orientato i tuoi gusti.

Lungi da me vantarmi, credo di avere ancora tanto da apprendere, ma diciamo che ho sempre privilegiato un approccio etico nell’esercizio del mio ruolo di vigneron e venditore, sin da quando ho iniziato, al seguito del produttore dell’Etna Cornelissen, dal quale ho appreso l’utilizzo degli impasti ceramici e le padronanza dei metodi di lavorazione naturali. Il discorso è alquanto lungo e complesso, ma posso sostenere, senza timore di smentita, che spesso le varie denominazioni di qualità, in sede istituzionale, sono state oggetto di vere e proprie pratiche predatorie, spesso i prodotti apicali non vi rientrano, pensiamo alle Pergole Torte di Montevertine, o a quanto è accaduto nell’ambito del Consorzio del Brunello con il fuoriclasse Soldera, chiunque può informarsi facilmente sugli accadimenti.

È un discorso, questo delle interferenze lobbistiche, diciamo così, nei circuiti di vertice, che potrebbe estendersi anche nell’ambito gastronomico, o sbaglio?

Di sicuro lo ritengo, Thomas da questo punto di vista è un grande conoscitore, io sono un semplice appassionato, anche se vado fiero del fatto che la mia linea di “Ognostro” sia largamente rappresentata, in carta da ristoranti tristellati come “Eleven Madison Park” di New York o il “Noma” di Copenaghen. In America, la più importante guida di settore si chiama “Zagat”, e posso sostenere, a differenza di quanto accade in Italia, che si sostiene unicamente con la pubblicità, promuovendo e favorendo l’indipendenza del giudizio e valutazione, un discorso del genere da noi è ancora al di là da venire, noi ci proveremo, con coraggio, nel settore distributivo enologico.

Un’ultima domanda, prima del dovuto commiato, quali saranno i tuoi progetti futuri, sia nell’ambito produttivo che in quello distributivo?

Carlo, sto valutando l’acquisto di nuovi terreni a Taurasi e Montemarano, vorrei francamente dedicarmi alla mia attività di vigneron a tempo pieno, facendola divenire la mia attività economica principale, mi sento pronto e con la giusta esperienza -continua Tinessa – e con Thomas è l’inizio di una splendida avventura, che credo possa portarci lontano. Il “guanto di sfida” è stato gettato, anche se ovviamente abbiamo competitor e non nemici, siamo tutti nel medesimo mercato uniti da una grande passione, di sicuro presto renderemo la selezione più ampia e diversificheremo la proposta, proponendo anche dei “pacchetti tematici” da noi ideati.

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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