Agnanum: la viticoltura “eroica” di Raffaele Moccia nel Parco naturale degli Astroni

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Agnanum: la viticoltura “eroica” di Raffaele Moccia nel Parco naturale degli Astroni

Chissà cosa ne pensa Raffaele Moccia, una vita dedicata alla viticoltura  sin da tre generazioni in una famiglia di contadini, attualmente, insieme al figlio Gennaro, alla conduzione della propria azienda agricola “Agnanum” in quel di Agnano, della definizione di “eroe”? In quella indicata nel dizionario etimologico della lingua italiana: l’eroe è un essere semidivino, cui una stirpe attribuisce gesta prodigiose a proprio favore, sino a spingersi, come limite ultimo, al sacrificio di se stesso. 

Io, Raffaele e Gennaro Moccia

Probabilmente, proprio l’ultimo concetto – quello di “sacrificio di se stessi”, in senso metaforico – rende esattamente la portata della filosofia sottesa all’operato di Moccia. Se è vero che la cura maniacale profusa nella pianificazione, creazione e cura dei vigneti a terrazzamento della propria azienda, definisce quest’ultima come vero e proprio avamposto della “memoria contadina” e della “biodiversità” in un territorio davvero unico, la città di Napoli. I vigneti sono infatti ubicati su circa cinque ettari di estensione a pochi metri dall’ingresso corrispondente della tangenziale, sulle storiche colline vulcaniche del Parco Naturale degli Astroni (ora Oasi del WWF). Se avete la fortuna di visitarli, potrete toccare con mano le vestigia dell’antico muro Borbonico che prima cingeva questo antica riserva di caccia borbonica. Le vigne confinano ulteriormente con l’antico cratere di Agnano ed il territorio di Pozzuoli, estendendosi impervie, indomite e tuttavia straordinariamente rigogliose e prolifiche.

Moccia ci accoglie in vigna con cortesia impagabile, le rughe delle mani rivelano, sin da un’occhiata superficiale, la misura dell’esposizione quotidiana,  gesticolano ferme e risolute cercando di spiegare, unitamente alle parole, il senso ultimo dell’impegno profuso, trasmettendo anche un senso di isolamento nel rappresentare, con la propria forza, un presidio di resistenza all’urbanizzazione incontrollata della zona. Viti a piede franco (dunque pre-filossera, alcune addirittura risalenti al fine ottocento, curate, in maniera non professionale, dagli avi del proprietario), bassa resa per ettaro per una vendemmia che si esegue esclusivamente manualmente, su terreni dove neanche il più moderno dei trattori potrebbe accedere. Al vertice di gamma di produzione due straordinari cru rappresentativi di Agnanum, denominati Vigna del Pino, ovvero la Falanghina in purezza, e Vigna delle Volpi, per quanto riguarda il Piedirosso. Due vini che sono prodotti in quantità davvero limitate (circa seicento bottiglie), destinate principalmente al circuito della ristorazione, e per questo divenute oggetto di culto fra gli appassionati.

Dunque, accompagnati da Gennaro Moccia, inseparabile risorsa in vigna come nella gestione della cantina, ci addentriamo nei filari, rimanendo impressionati dalla ripidità della vigna a gradoni, forgiati in maniera programmatica, come dicevamo, dal lavoro dell’uomo (in dialetto Moccia ha operato da “vutecaro”, termine derivativo da “vuteche” – ovverosia da chi determina le volte, punto di curvatura del singolo terrazzamento, calcolandone preventivamente la pendenza), ma straordinariamente conformati dalle esigenze della natura: volpi, pecore, cani, scorrazzano, adeguatamente confinati, in singole zone, rendendo legittimo definire tale luogo come un vero e proprio “eco-sistema” su scala ridotta, un vero  e proprio luogo dalle infinite suggestioni. D’altronde, se è vero che famosi stilisti hanno costretto modelle a camminare sui sanpietrini del centro storico con eleganti décolleté, chissà come sarebbe organizzare una sfilata di moda in vigna, con un panorama del genere a fare da sfondo?

Tornando ai singoli prodotti in degustazione, una menzione doverosa va alla nuova linea “Sabbia Vulcanica”, di cui il bianco “Agnanu I.G.T.” da blend di Falanghina con altri vitigni autoctoni quali Catalanesca, Caprettone, Biancolella e Moscato, in cui eleganti note vegetali si alternano ad una spiccata mineralità, cui fa da contraltare una persistenza zuccherina forse leggermente in eccesso a livello retro-olfattivo: interessante anche il rosso, da varietà autoctona Piedirosso, con le radici affondate nella nera sabbia vulcanica, bouquet floreale su uno sfondo di erbe e fiori essiccati, facilità e versatilità di beva.

Passando alla linea “tradizionale”, grande rigore ed eleganza gustativa nei due prodotti rappresentativi del terroir di provenienza, “Agnanum” Falanghina Campi Flegrei D.o.c. ed “Agnanum” Per’e Palumm’ D.o.c., per entrambi finezza gustativa conferita dall’affinamento in acciaio, versatilità e sapidità in perfetto equilibrio: infine, sul podio assoluto le due menzionate selezioni aziendali da particelle particolarmente vocate – con invecchiamento limitato in botti di rovere – “Vigna del Pino” e “Vigna delle Volpi”, nomi icastici ed evocativi per due prodotti di assoluta persuasività, dal fascino borgognone e dalle potenzialità di invecchiamento illimitate. 

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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