I Cacciagalli – l’accoglienza, la ristorazione e i vini premiati dell’Azienda Agricola biodinamica

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I Cacciagalli – l’accoglienza, la ristorazione e i vini premiati dell’Azienda Agricola biodinamica

Strada Provinciale 91, l’azienda Cacciagalli è nei pressi di Teano, in un lembo di terra sospeso, ai margini di un’arteria a scorrimento veloce, tra il vulcano spento di Roccamonfina e il massiccio montuoso dell’Appennino Sannita “Matese”. Al primo sguardo si intravede un cancello in ferro battuto che delimita l’ingresso di una vera e propria oasi di prosperità, trentacinque ettari di tenimenti che prendono il nome dalla località medesima, “I Cacciagalli”, trasformati dalle capacità imprenditoriali dei coniugi Diana Iannaccone e Mario Basco in una vera e propria ultima Thule della bio-diversità, prima azienda vinicola e ora agriturismo, con annesso ristorante e camere deputate all’accoglienza.

Io e Mario Basco

Ad accoglierci, in una tiepida e soleggiata giornata di fine Febbraio, c’è la competenza e la passione di Gaetano Corvino, manager aziendale nonché direttore di sala, trentacinque anni, di Aversa, master all’università Bocconi in management del turismo, trascorsi professionali al George Restaurant – una stella Michelin, oggi guidato dal talentuoso Domenico Candela – dell’Hotel Parker’s in Napoli. Dopo la splendida accoglienza risalta all’occhio immediatamente l’elegante ibrido fra l’accorta opera di restauro del nucleo abitativo originario, costituito da due strutture in pietra, case coloniche di inizio Ottocento ora trasformate in camere del resort, e le propaggini collocate adiacenti al corpo principale, vero e proprio paradigma funzionale di bio-edilizia, con una piscina naturale, un ristorante, una sala degustazione, ed ovviamente la cantina e i vigneti, tutti di proprietà familiare.

La giornata è tersa e mite, e proprio addentrandoci nei filari dei vigneti, estesi su circa undici ettari, gli altri essendo votati alla coltivazione della varietà autoctona di nocciola, castagne ed ulivi, si comprende la filosofia gestionale sottesa, sotto l’egida del fondatore dell’antroposofia, il nume tutelare tedesco Rudolf Steiner, le cui tesi hanno lasciato un profondo retaggio nell’ambito dell’agricoltura bio-dinamica: evolutasi progressivamente dal biologico a tale conduzione, l’azienda lavora esclusivamente – sin dall’anno di fondazione, il 2012 – su varietà autoctone, come Fiano, Falanghina, Pallagrello e Aglianico.

La notazione primigenia è che, grazie all’esposizione dei terreni, che si avvalgono delle correnti fredde di origine montuosa – portatori di acidità all’uva – è evidente la contrapposizione con le caratteristiche del suolo di origine vulcanica, che invece ne rimarca, a livello gustativo, la mineralità (dettaglio ulteriore, incredibilmente ricca la composizione dell’humus del terreno del vigneto, ricco di piante, leguminose ed agenti vegetali, che creano un filtro di assorbimento per le radici, conferendo qualità e spessore alle piante).

Lavorazione in cantina esclusivamente artigianale, nessun additivo chimico nei processi di vinificazione, utilizzo esclusivo di lieviti indigeni e uso ridotto della solforosa, assenza di chiarifiche e filtraggi, macerazione sulle bucce (mai eccessivamente prolungate) e soprattutto quella che è divenuto il vero e proprio marchio distintivo dell’azienda, ovverosia l’affinamento e la fermentazione effettuata in vasche di cemento ed anfore di terracotta, grazie alle quali ogni prodotto riesce e preservare il legame tra la varietà e il suolo di provenienza: dunque amplificatori naturali del gusto e non marcatori, occorre precisare che, a differenza dell’impiego tradizionale nella regione della Georgia, le anfore non sono interrate ma posizionate verticalmente nella cantina, senza nessun “condizionamento tecnologico indotto” della temperatura di cantina, lavorazione che ha consentito all’azienda di fare parte del circuito particolare denominato “triple A – Agricoltori, Artigiani, Artisti”.

Tornando ai singoli prodotti in degustazione, abbinati sapientemente ad eccellenze territoriali, e rivisitate in chiave “moderatamente creativa” dalla brigata di cucina in maniera tale da preservarne il gusto primigenio, come i salumi di maialino nero, i ceci del presidio Slow Food, le monocoltura di olio, le nocciole locali, i fagioli ‘a pezzell’, va anzitutto menzionato uno dei classici dell’azienda, il Fiano Roccamonfina IGT “Zagreo”, sapientemente affinato in Anfora, eleganti note vegetali si alternano ad un’interessante mineralità, senza tralasciare l’Outsider rosato “Pellerosa 2018”, sorso lungo e tannino in retro-evidenza, per poi passare ai due rossi, “Sphaeranera 2017” e “Phos 2013”, il primo Pallagrello ed il secondo Aglianico, declinati nelle due linee, il primo dalle note sapide ed erbacee, il secondo un vero fuoriclasse, sinuoso, a livello olfattivo in preminenza note tostate e fruttate, al palato incisivo e persistente: insomma, concludendo, un’idea dinamica e sinergica di ospitalità e di eno-gastronomia, quella della coppia Basco-Iannaccone con la propria azienda “I Cacciagalli”, che metta al centro della propria offerta il benessere del cliente, e la valorizzazione e promozione del territorio. 

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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