La Locanda del Profeta nel quartiere di Chiaia e la rivisitazione della tradizione gastronomica campana

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La Locanda del Profeta nel quartiere di Chiaia e la rivisitazione della tradizione gastronomica campana

la locanda del profeta

Nel lungo e stimolante soggiorno partenopeo, Goethe soggiornò in uno dei palazzi più antichi della città, e cioè il Palazzo Ravaschieri di Satriano: un elegante edificio la cui costruzione risale all’anno 1605 durante la dominazione spagnola, che oggi prospetta sulla Riviera di Chiaia, fra Via Calabritto e Vico Satriano. La prima rinomata, all’attualità, per le eleganti boutique delle griffe dell’alta moda, ed il secondo, con una serie di attività ristorative tipiche, nella più rilevante delle quali siamo stati ospiti. 

Chef Simone Profeta

Io e lo Chef Simone Profeta

La “Locanda del Profeta”, dell’omonimo chef Simone Profeta, è un ristorante – ritrovo – rifugio, secondo la descrizione del suo fondatore, che nasce da un progetto in divenire, e come tutti i “concept”, è sottoposto alle temperie, culturali e gastronomiche, del momento. Di recente la Locanda del Profeta è stata ristrutturata e rinnovata nell’impianto, dacché era originariamente nata per servire piatti e preparazioni a base di tartufo nero e bianco, con il medesimo Chef e stimato titolare di una Società di consulenza, ora si è evoluta in una cucina più composita, dalle vocazioni tradizionali, declinata in un gusto gourmet, conferito dalla ricercatezza degli ingredienti e degli impiattamenti. 

Sarà la brezza del non lontano mare, saranno le sfumature rossastre del tramonto che rifulgono sui palazzi della vicina Via Carlo Poerio in una tiepida serata di fine inverno, ma l’impressione che si percepisce, al momento dell’ingresso, è caratterizzata da un’impronta di cosmopolitismo, dalle marcate influenze “etniche”: soffitto a volta con mattoni in vista, piastrelle napoletane e lampade in rame, sedie rustiche in legno, un enorme tavolo al centro in legno massello di origine indiana, il tutto unito dal fil rouge dell’operosità e della sinergia dell’operato della crew, capitanata dal competente maître e sommelier – di origine cilena – Alessandro Gonzalez Venegaz.

 

Cura maniacale per le cotture – una cucina di dimensioni non enormi, ma incredibilmente attrezzata con forni elettrici e digitali a convezione, macchine cottura in sottovuoto, roner – lo chef Profeta è testimonial e consulente del Gruppo “Rational”, leader mondiale nel settore della fornitura di macchinari tecnologici per la gastronomia; diplomato all’Istituto alberghiero di Vico Equense, una lunga gavetta oltremanica in ristoranti prestigiosi, ritornato poi nei luoghi aviti dopo uno stage formativo e prestigioso presso l’Hotel Capri Tiberio Palace, ed infine al timone del proprio locale.    

Ci apprestiamo alla degustazione del menu proposto, iniziando da un piatto iconico dello chef Profeta, e cioè il “baccalà in tempura su stracotto di patate e cipolle e confettura di Montoro”, croccante e dalla salatura perfetta – in pairing le bollicine di “Alta Langa Limited Edition” di Fontanafredda, seguito dall’uovo poché con tartufo bianco, cimette di rapa e patate allo zafferano.

Si prosegue con il superbo carciofo con burrata, dal cuore incredibilmente morbido e calibrato, e infine cediamo alla tentazione del retaggio dello chef, ordinando un tagliolino con il tartufo bianco, in abbinamento, consigliati dal sommelier Venegaz, è la volta di un classico dell’enologia italiana, e cioè il “Pinot Bianco riserva Vorberg” di Terlan del 2015, dal sorso lungo, acidità e mineralità in perfetto contrappunto, a contrastare l’aromaticità del tartufo bianco di Acqualagna.

Pinot Bianco riserva Vorberg” di Terlan del 2015 

Chiudiamo la cena con un piatto alquanto eterodosso in Campania, e forse nell’intera gastronomia meridionale, caratterizzando altri stilemi gastronomici, e cioè lo stinco di Maiale cotto a basse temperatura, un fondo di cottura incredibilmente sapido ed una carne perfettamente demolita nei tessuti connettivi e dunque di scioglievolezza estrema al palato, sul quale degustiamo un (misconosciuto, per lo scrivente) Nizza D.O.C.G. “Titon” dell’Armangia, struttura rigorosa al palato e tannino non aggressivo. Concludiamo, a riprova delle qualità e conoscenze del sommelier Venegaz, sul dessert, prima un Tokaji ungherese “Late Harvest”, ed infine un Rhum Agricolo della Martinica “Depaz” (luogo nelle cui piantagioni si reca spesso in visita il medesimo, custode di un’aneddotica, quanto mai evocativa), davvero imponente, lontano anni luce, per qualità, dagli eccessi caramellati ed aromatici dei prodotti più commerciali.

Insomma, concludendo, davvero un ristorante rimarchevole in Napoli, in un quartiere spesso caratterizzato da locali “glamour” ma dall’offerta gastronomica “volatile”: laboratorio di creatività ma, anche, grazie al carisma ed alle competenze specialistiche dello chef Simone Profeta, rifugio dove ritrovarsi per gustare i grandi piatti campani, formalizzati attraverso metodologie di preparazione innovative.

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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