Pilzwiderstandfähig, niente paura, nessun incantesimo oscuro: si tratta dei vitigni resistenti

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Pilzwiderstandfähig, niente paura, nessun incantesimo oscuro: si tratta dei vitigni resistenti

Resistenza, quale parola migliore da utilizzare come incipit del mio articolo… Siamo a luglio, in una Milano boccheggiante e nel bel mezzo dell’ennesimo sciopero generale dei mezzi di trasporto. Nonostante le difficoltà varco la soglia del Vinodromo, in perfetto orario per l’appuntamento precedentemente fissato con una delle aziende più importanti di vini biologici in Italia, la Tenuta Lieselehof. Ci attendono i figli del produttore che ci guidano nel mondo dei vitigni “piwi”. I vini piwi derivano dall’incrocio tra le varietà di vite da vino e le viti americane. L’incrocio crea le condizioni per creare vini puri, resistenti alle malattie fungine, adattabili alle condizioni climatiche più estreme, totalmente naturali senza però il ricorso ad anticrittogamici.

Risultato? Ottimo se si pensa che ad oggi ben l’80% della produzione Lieselehof deriva da vitigni resistenti.

 

vigneti alto adige

Vorrei soffermarmi un momento sulla particolare posizione geografica dell’azienda: siamo in Trentino-Alto Adige, sul lago di Caldaro. Il vento che soffia da Sud riproduce un clima mediterraneo, con più di 2000 ore di sole l’anno. Il terreno è abbastanza variegato: si passa da terreni argillosi e ghiaiosi a quelli calcarei che imprimono al vino determinate caratteristiche e segni distintivi.


Sono diversi i vini in degustazione ma tre in particolare hanno catturato la mia attenzione:

1)”Julian” (da Bronner/Johanniter), anno 2017, le viti crescono a circa 500 metri di altitudine, su un terreno ricco in argilla e ghiaia, disseminato di pietra calcarea. Il colore del vino è intenso, di un giallo dorato acceso, al naso si percepiscono delicate note floreali e fruttate; in bocca è un vino “ciccione”, dal sapore rotondo, a tratti “riesliengeggiante” con sentori minerali e di pietra focaia, insieme a frutta esotica, litchi e pesca. Di ottima struttura e di lunga persistenza.
2)”Vino del Passo”, (da Solaris in purezza), anno 2018, un vero vino di montagna, le viti infatti si trovano ad un’altitudine di 1250 metri circa, su terreni argillosi, non umidi. Il colore è dorato e consistente, al naso è fragrante, con spiccati sentori agrumati mentre in bocca l’acidità è sferzante, ricorda il pompelmo rosa. Un vino avvolgente, impegnativo e dal lunghissimo finale.
3)”Feldherr” (preziosa cuveè da uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Carmenère), le viti si sviluppano su un limo sabbioso con pietra granitica, a 280 metri circa dal livello del mare, la vinificazione avviene in botti di legno con maturazione di
due anni in botti di rovere e un anno in bottiglia. Nessun filtraggio. Il colore è rosso granato con riflessi porpora, al naso si sprigionano inebrianti profumi di more, frutti di bosco appena raccolti, mirtilli e note di sottobosco, in bocca il vino rispecchia il naso facendo emergere il carattere e la struttura. Vino perfetto in abbinamento con carni rosse e selvaggina in generale.
Sicuramente è stata una serata molto istruttiva che mi ha consentito di comprendere la filosofia / sfida del mondo Piwi delle quali si conosce molto poco. La filosofia Piwi mette al centro la ricerca della specie perfetta, e allo stesso tempo contempla e rispetta il principio dell’ecosostenibiltà, ossia la volontà di adattarsi alla natura, intervenendo il meno possibile sui vigneti ma ottenendo comunque vini di qualità. Probabilmente i PIWI saranno i vitigni del futuro ma, da buon italiana e quindi da guardiana delle specie autoctone, auspico che il ricchissimo patrimonio ampelografico non scompaia e che si continui a parlare sempre e comunque di “zona vocata”.

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