Buono Pulito e Giusto – La nuova edizione del Manifesto Ideologico di Slow Food di Carlo Petrini

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Buono Pulito e Giusto – La nuova edizione del Manifesto Ideologico di Slow Food di Carlo Petrini

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La figura di Carlo Petrini ha oramai assunto un alone quasi mistico nell’ambito dell’eno-gastronomia internazionale, per gli aspetti compositi che caratterizzano il suo attivismo politico ed ideologico, dalla fondazione del Gambero Rosso passando all’ideazione del Salone del gusto di Torino, sino ad arrivare alla direzione della manifestazione Terra Madre ed agli impegni contro gli OGM (spesso in controtendenza rispetto alle direttive della burocrazia ministeriale): pochi tuttavia sanno che, nel 2015, lo stesso autore ha avuto il privilegio di curare l’introduzione all’enciclica papale “Laudato si” di Papa Francesco, pubblicata dalle Edizioni San Paolo, scrivendone una guida alla lettura.

Buono Pulito e GiustoAl di fuori dell’importanza per così dire “filologica” di tale contributo letterario (raramente infatti uno scrittore “laico” è stato chiamato a commentare un testo ufficiale del Pontefice), ciò che preme evidenziare è l’approccio “olistico” della visione (e della filosofia) di Petrini ai temi propri trattati; caratterizzanti del resto da quello che forse è definibile la “Bibbia” (passi la rispondenza teologica) del suo pensiero, e cioè il volume “Buono, pulito e giusto – principi di una nuova gastronomia”: tale testo, originariamente pubblicato dall’Einaudi nel 2005, è ormai arrivato alla sua undicesima edizione – rieditata e ricontestualizzata, con l’apporto fondamentale del suo fido collaboratore Carlo Bogliotti – questa volta a cura della Giunti – Slow Food Editore.

La forza in un certo senso “eversiva” del suo movimento Slow Food (ormai di caratura internazionale, diffuso in oltre centosettanta paesi mondiali), ovverosia quella di collocare, secondo le parole del suo stesso autore “la cultura del cibo al centro di dinamiche di trasformazione ed evoluzione sociale, culturale e politica”, sulla scorta della consapevolezza che lo stesso è “ben più di un prodotto da consumare, rappresentando bensì un paradigma di felicità, identità, cultura, sopravvivenza, in una parola identità territoriale”. Potremmo dire, dunque, che la filosofia Slow è in totale consonanza rispetto ai temi contenuti nel testo di origine remota ecclesiastica: provando ad analizzarne i contenuti, indissolubile nell’approccio “escatologico” di Petrini è il binomio sapore-sapere, il primo indagato (e percepito) come questione di natura individuale, legato meramente alla sfera sensoriale, da accostare al secondo, che è invece di natura sociale e culturale, legato a fattori antropologici, della comunità, dei luoghi, afferente insomma ad una dimensione collettiva. 

Insomma, sembra ovvio evidenziare l’enorme iato che si viene a creare fra i due aspetti, nonostante la considerazione che rappresentino due aspetti giustapposti di un unico elemento costitutivo, il gusto, che deve necessariamente avere, in una società democratica, il sostrato minimo del diritto a trasformare il sostentamento in piacere quotidiano: la prosa di Petrini è fluida, armonica e concisa, dipanandosi fra l’aneddotica della sua infanzia trascorsa nella provincia di Cuneo (non lontano da Alba), alle sue prime esperienze politiche (nei conflittuali anni settanta “di piombo”, uno dei primi giornalisti ad occuparsi di eno-gastronomia), sino a scandagliare le implicazioni economiche delle sue tesi, affrontandone le problematiche sottese di “nuova generazione”, come l’influenza della Green Economy e l’incidenza delle filiere commerciali nella determinazione degli orientamenti del consumatore finale. 

Forse iconoclasta, agli occhi dei lettori più sprovveduti, apparirà una delle idee fondanti di Petrini esposte nel volume in oggetto, e cioè quella di provvedere ad una “deindustrializzazione dell’agricoltura”, in pratica una pianificazione diversa della stessa dall’attuale, in piccole scale, che prediliga il bio-dinamico, il biologico, contestualmente riduttiva dell’impatto e dei costi ambientali; ed ancora l’integrale rigetto delle monocolture, una decisa qualificazione degli OGM come “insostenibili da un punto di vista ambientale ed altamente contaminanti nei confronti delle colture convenzionali”, predilezione per le varietà autoctone e valorizzazione del patrimonio regionale, con susseguente messa la bando di pesticidi e fertilizzanti chimici, sulla scorta della consapevolezza che il punto di rottura è stato ampiamente superato, e che il nostro Pianeta è in netta sofferenza.

Concludendo, difficile rimanere impassibili rispetto alle affascinanti tematiche affrontate da Petrini nel suo tomo, che riesce mirabilmente ad offrire una varietà di spunti di riflessione, coniugando il rigore documentaristico del saggio, la tensione dialogica del pamphlet e gli stilemi narrativi del romanzo di formazione: “poco è poco, ma niente è troppo poco” chiosa l’autore, e tocca a noi lettori recuperare la nostra identità, come cittadini rispettosi dell’identità di Madre Natura, grati di tutto quello che ci ha donato.

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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