Ristorante Pizzeria La Contrada – Fascino Tosco-Campano e i Tre Spicchi d’Autore di Roberta Esposito

Show all

Ristorante Pizzeria La Contrada – Fascino Tosco-Campano e i Tre Spicchi d’Autore di Roberta Esposito

Aversa, provincia di Caserta, anche denominata città delle cento chiese, per la presenza di numerosi edifici di carattere ecclesiastici, e rappresentanti, se collegati idealmente, una sorta di reticolo divisorio del territorio urbano dell’antico centro rurale e sede normanna: a noi tuttavia di coordinata ne basta una, l’indirizzo del ristorante pizzeria “La Contrada”, di proprietà familiare della talentuosa chef Roberta Esposito, di recente insignita, da parte dei vertici del Gambero Rosso, dei prestigiosi “Tre Spicchi” nel novero delle migliori pizzerie d’Italia nella guida di settore, traguardo idealmente condiviso con il fratello Alessio, executive chef del medesimo ristorante. 

In tutta verità, il colpo d’occhio dell’ingresso, evidenzia una sorta di natura “trina” del luogo, sorta di elegante ibrido fra un’ enoteca toscana (le motivazioni sono da ricercarsi nel retaggio familiare paterno, di origine fiorentina), un ristorante gourmet con forte vocazione territoriale riconvertito da una corte del Settecento del centro storico cittadino, ed infine, un’innovativa pizzeria: sorpresi ma non frastornati da tali numerosi richiami, ci apprestiamo alla degustazione, dopo avere incontrato la sorridente e loquace titolare, accompagnata dal suo inseparabile capo-sommelier Gaetano Ricciardiello, in una mite giornata di inizio autunno, gli stretti vicoli del centro storico alquanto sgombri da passanti nonostante si approssimi la pausa pranzo. 

 

 

Di ritorno da una prestigiosa cena degustazione, a più mani, presso il tristellato ristorante “Da Vittorio” della famiglia Cerea in quel di Brusaporto, la titolare Roberta si mostra fortemente attaccata ad una vocazione “popolare e militante” delle proprie attitudini: trentaseienne, trascorsi da sommelier e maitre nel ristorante di famiglia, aperto sin dagli anni ottanta e specializzato nella preparazione del baccalà, scopre casualmente le proprie abilità manuali nella lavorazione di impasti e lievitati, un lavoro di ricerca e dedizione che lo ha portato verso il progressivo raggiungimento dei prestigiosi “tre spicchi” di categoria, lungo coordinate non scevre da sperimentazioni “surrettizie”, come quelle con il forno elettrico, ottenendo lievitati da abbinare magari a cocktail e long-drinks, nella funzionale ed accogliente corte esterna. 

Ambizione, pervicacia, incidenza di una sorta di “entropica predestinazione”, hanno guidato la chef nel corso della propria vita, che non fa mistero della sinergia profusa con il proprio fratello Alessio, di dieci anni più giovane, alla guida della cucina del ristorante, dalle forti influenze toscane, come riprovato dalle frequenti serate a tema dedicate alla tradizione gigliata: i topping delle pizze, ed i relativi equilibri di sapori ed acidità, vengono studiati e rifiniti insieme, così come entrambi collaborano, con frequenti incursioni, nell’attività collaterale di catering, anche di natura “istituzionale” rivolta a strutture pubbliche, oltre alla consulenza qualificata di settore.

 

Tornando alla degustazione, straordinaria la fragranza del dittico di pizze in rassegna, iniziando dalla “fiori di zucca, fiocchi di ricotta, pancetta e basilico”, seguita dalla “carciofini, olive taggiasche, fiordilatte, provolone del monaco e pomodorini essiccati”:idratazione non eccessiva – diversificata in ragione della tipologie di farine, leggermente più elevata per gli impasti totalmente integrali e multicereali – ne favoriscono la digeribilità, mentre la cura per la provenienza degli ingredienti, al di fuori di logiche settarie e referenziali che provocherebbero un’ omologazione del gusto, rifiniscono adeguatamente il prodotto finale.

Assaggiamo anche una eccellente variazione di baccalà, piatto che rappresenta la storia del locale, segnatamente quello “alla brace grigliato con crema di porcini, pomodorini bruciati e verdure grigliate” ed “alla livornese con capperi di salina e pomodorini datterini”, totalmente persuasi dal rigore di tale offerta, prodotto perfettamente dissalato e sapido al punto giusto, degna successione dopo l’overture della pizza.

Calibrato il pairing curato dal solerte ed infaticabile sommelier Ricciardiello, che abbina sapientemente Prosecco di Valdobbiadene Superiore “Ventidue” di Terre Nardin sulle pizze, il sempiterno (e mutevole  per annata) Fiano di Avellino di Ciro Picariello, ed infine il colpo d’estro conclusivo di abbinare un Franciacorta “La Montina” del 1995 – dunque parzialmente ossidato, dal bouquet complesso e cangiante attesa l’annata – ad un delizioso flan al pistacchio preparato dallo chef: notevole lo stupore percepito, al momento del congedo, nell’aver visto l’imponente carta dei vini (tomo rilegato in pelle antica) nelle mani del sommelier Gaetano – ovviamente con grande risalto dato ai supertuscan toscani e al celebre Chianti DOC, come tradizione regionale impone

 

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *