Argiolas – l’arte, il vino e la vigna – l’eccellenza della tradizione vitivinicola sarda

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argiolas

Tutto parte da una corrispondenza, un rimando di simboli arcaici che unisce idealmente due luoghi, sedi di istituzioni e di antiche civiltà sarde ormai estinte: il primo è individuabile in Cagliari, nel Museo Archeologico, laddove un reperto rupestre del III secolo prima di Cristo raffigura una Venere o “Turriga” di Senorbì (comune a Nord del capoluogo) ritrovato incredibilmente quasi intatto nel 1935, e per questo divenuto retrospettivamente uno dei simboli della civiltà nuragica.

Il secondo ci colloca in Serdiana, provincia del Sud Sardegna, pochi chilometri di distanza dal primo, e lo stesso simbolo archeologico, di una tinta di rosso quasi vermiglio, su sfondo nero, orna l’etichetta di un prodotto che è divenuto una vera  e propria leggenda dell’enologia italiana, perla enologica dell’azienda che lo produce: si chiama Turriga, viene prodotto dal 1988 grazie all’ingegno dell’enologo Giacomo Tachis, si fregia della I.G.T. ed è definibile come un blend unico di alcuni fra i principali vitigni a bacca rossa sardi – variabili a seconda della annate, tra cui Cannonau, Carignano, Bovale e Malvasia Nera – all’inizio considerato un prodotto iconoclasta e di rottura, ed in poco tempo assurto a vero e proprio paradigma gustativo e modello per tutti gli altri vini regionali.

 

Io e Franco ArgiolasL’azienda che lo produce si chiama Argiolas, ha sede nel cuore della regione storica del Parteolla, ed è stata fondata nel 1938 da Antonio Argiolas, mecenate ed antesignano fra gli imprenditori enologici della propria terra (acquistò le prime vigne già nel 1918, e negli anni settanta del secolo scorso, contro i trend imposti dalla Comunità Economica Europea, diede avvio ad un processo di espansione produttiva e di innovazioni tecnologiche): attualmente la cantina è gestita dai figli Franco e Giuseppe che, dopo essersi avvalsi della collaborazione del summenzionato Tachis, l’hanno trasformata in una Società per Azioni, senza tuttavia snaturarne l’asset produttivo. Attualmente possiedono viti che si estendono dalle colline del Parteolla sino al Sulcis, con una linea di oltre venti riferimenti fra bianchi e rossi, oltre alla produzione di olii e sapa artigianali.

La giornata è calda anche se ventilata, il centro di questo piccolo paese è delimitato da una serie di piccole case basse con mattoni rosse circoscritte da dei muretti a secco, che anticamente costituivano le proprietà originarie del nucleo abitativo proprio della famiglia Argiolas:

“mio padre, il fondatore  Antonio, è morto a 103 anni, sino alla fine dei suoi giorni si è trattenuto a parlare con gli abitanti del paese, – si schermisce il figlio Franco, uno dei due eredi titolari, viso rubizzo e contegno da gentiluomo d’antan – seduto su di una sedia di vimini amava vendere vino sfuso a mescita, e raccontare aneddoti sulla sua vita e sull’amore che nutriva per la sua terra”

L’angolo dedicato alle degustazioni è accogliente e spazioso, il personale è affabile ed alacre, il sig. Franco si trattiene piacevolmente a chiacchierare mentre scorre in rassegna la lunga teoria di vini del parterre proposti in degustazione, nonostante una ricorrenza familiare da festeggiare in azienda, luogo ritenuto di congiunzione anche per gli eventi personali:

“siamo arrivati a produrre circa due milioni di bottiglie l’anno, ma non abbiamo perso il senso delle nostre origini, possediamo vigneti a piede franco ed abbiamo tenimenti che contano oltre 560 biotipi di varietà autoctone, un vero e proprio patrimonio regionale da preservare – chiosa soddisfatto l’erede del capostipite – anche se naturalmente siamo legati in via prioritaria al territorio di Serdiana, da sempre famoso per la produzione agricola, in paese c’è solo una chiesa, di origine medievale, ed una campagna ricca di sole e vento, che costituisce il nostro habitat genetico”

Doveroso segnalare, nell’ambito dei vini in degustazione (facenti parte di diverse linee separate, tra cui una dedicata alla riscoperta e valorizzazione dei vitigni autoctoni locali), le noti finemente aromatiche del Vermentino “Is Argiolas” e del Nasco di Cagliari, le eleganti setosità del Carignano del Sulcis riserva “Is Solinas” e del Monica di Sardegna “Iselis”, sino ad arrivare alla potenza aromatica ed olfattiva del bianco da invecchiamento “Cerdena” e dei rossi Cannonau riserva “Senes”, “Korem” da Bovale sardo ed infine Sua Maestà “Turriga”, che di recente ha tagliato il traguardo dei trenta anni d’età con una serie di bottiglie serigrafate da maestri illustratori sardi.

i vini di argiolas

 La visita in azienda volge al declinare, rimane nitida nella memoria una sorta di percezione infinita di territori lontani eppure così vicini, emozioni ataviche tramandate in prodotti che divengono simboli e viceversa, in un gioco di assonanze emozionali e spirituali.

 

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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