PROVENZA E CAMARGA: TRA FIERE ESTREME, CAMPI DI GRANO E IL VIGNETO ROSSO DI VAN GOGH

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PROVENZA E CAMARGA: TRA FIERE ESTREME, CAMPI DI GRANO E IL VIGNETO ROSSO DI VAN GOGH

Ed eccoci alla seconda e ultima tappa del viaggio enofilo francese, alla volta di Arles, al confine con la Camarga, in occasione della fiera La Remise. Definirla semplicemente una fiera vitivinicola  sarebbe riduttivo, l’aggettivo più calzante è “estrema”  come dimostra la stessa location. Infatti, sembra essere tornati indietro nel tempo, nel periodo delle occupazioni scolastiche, quando la scuola (incluse le palestre, i giardini interni) diventavano una roccaforte studentesca. 

Arles

La fiera si è svolta in una specie di palestra “adattata” per l’evento dove veniamo accolti da vigneron che hanno abbracciato una filosofia di vita naturale per cui il metodo di produzione dei vini riesce a rispecchiarne fedelmente lo spirito. La maggior parte dei produttori si divincola tra gli stand della fiera a piedi nudi, con rasta talmente lunghi da coprirne la schiena, in altri casi i produttori sfoggiano una capigliatura, rigorosamente spettinata, i più eleganti indossano la camicia ma completamente aperta. I vigneronne hanno il volto arso dal sole, le mani ruvide e nerborute, sorriso schietto, proprio  come i loro vini, naturali al limite dell’estremo e tali da sovvertire i parametri di degustazione. Inutile dire che l’esperienza è stata impegnativa; quando si esce dalla propria “comfort zone” per percorrere sentieri sterrati, la prima sensazione è lo smarrimento.

les temp des rêveurs

Buona parte dei vini in assaggio erano del 2018 (alcuni dei quali non ancora messi in commercio), un po’scomposti, a tratti “scorbutici”, i rossi con tannini ancora “verdi” e tutti con livelli di acetica elevati; quando però si trova il vino giusto, è gioia pura. Ho quindi deciso di elencare alcune etichette che mi piacerebbe riassaggiare, magari tra qualche anno:

1) Le Temps des Reveurs, Provenza.

2)Hydrophobia, Le debit d’Ivresse. Pirenei orientali, Occitania.

3)Organe I Co, Domaine Carterole. Banyuls, Roussillon.

4) Parole de Terre, Luberon 2017, Valle del Rodano.

5)La Boulette de Schistes 2017, Ollivier Gauthier, Languedoc-Roussillon

parole de terre

Dopo innumerevoli assaggi, un po’ obnubilati si arriva alla cena con i viticoltori, all’insegna del buon cibo e della condivisione del bene più prezioso ossia il vino: tante tavolate, ciascuna con le proprie bottiglie che ruotano di tavolo in tavolo, ininterrottamente.

L’ultimo giorno è stato dedicato all’esplorazione della zona costiera della Camarga (nello specifico la Vallée du Rhone, Costieres de Nimes), zona paludosa, piena di acquitrini, conosciuta per i suoi fenicotteri rosa, i cavalli che corrono in libertà e … I vin de sable. Questi ultimi sono vini ottenuti da vigne nate in terreni minerali, tra le sabbie strappate all’acqua del mare; inoltre, grazie all’azione del vento e della brezza marina i vini risultano unici con delle caratteristiche assolutamente peculiari.

La prima cantina visitata è stata Mas Mellet. Ci accolgono Emilie e Brice, marito e moglie pronti a guidarci pazientemente nei 27 ettari di vigna. Tante le varietà autoctone della regione: Viogner, Grenache Blanc, Roussanne, Marsanne, Vermentino per i bianchi e Grenache gris, Syrah, Carignan e Mourvedre per i rossi. Sei vini in degustazione, uno dei quali “Lily Rose”, dedicato alla figlia. L’elemento in comune è la forte spinta sapida, caratteristica legata esclusivamente al terroir.

Al naso i sentori sono quelli tipicamente speziati dei vigneti autoctoni della zona e quelli minerali della roccia. In bocca la sapidità si sprigiona potente, senza deviare però su note amaricanti e lasciando una sensazione di saporito soprattutto nel vino “Les Salines”.

Ho concluso il mio viaggio con un breve tour della cittadina di Arles, nel leggendario Caffè Van Gogh, luogo in cui il celebre pittore realizzò il dipinto “Terrazza del caffè la sera” prima di togliersi la vita in un campo di grano nelle vicinanze di Arles. Il fascino della cittadina è indiscutibile, immersa nella quiete della campagna provenzale e dei suoi colori intensi e vibranti, tra i covoni di grano, i campi di girasole, le schiere di cipressi, le notti stellate e il clima temperato. Il fatto poi che il pittore l’avesse scelta come fonte d’ispirazione per molti dei suoi più dipinti è solo un’ulteriore conferma del fascino del territorio. Penso non sia una coincidenza che l’unico quadro venduto  in vita) dallo sventurato pittore fosse stato tratteggiato al tramonto, proprio nelle vicinanze di Arles e si intitolasse “Il vigneto rosso”, “tutto rosso”, a dire dell’artista in una delle lettere al fratello, “come il vino rosso” vendemmiato al tramonto.

 

1 Comment

  1. Riccardo ha detto:

    Un esperienza tutta da vivere e bere!!

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