Un brindisi di classe che parli italiano prende il nome di Franciacorta

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il vino nel calice

La bollicina lombarda dall’uvaggio: Chardonnay, Pinot nero e Pinot Bianco e nello stile produttivo, fa da eco all’effervescenza d’oltralpe del mitico Champagne, ma in più gode dell’arricchimento di fattori ambientali e storici che hanno reso il Franciacorta uno dei simboli di italianità più rinomati del made in Italy. Il territorio di riferimento è la provincia di Brescia, 19 comuni che sono un susseguirsi di paesaggi in cui il tempo sembra immutato, dotati di una bellezza che sazia lo sguardo. Prima ancora del calice, il palato, un itinerario che termina a nord affacciandosi sul Lago d’Iseo.

Silvano Brescianini

Nella seconda metà del Novecento, a cura dell’Enologo Franco Ziliani, il Franciacorta assume la consapevolezza delle proprie potenzialità attraverso la vinificazione dei vitigni internazionali. Oggi, la tutela della sua tradizione e dell’alto profilo qualitativo è la missione del Consorzio, fondato nel 1990 da 29 produttori, che vede alla sua guida Silvano Brescianini. Chiaro è il messaggio che arriva al primo sorso in cui sono concentrati i valori di un territorio irripetibile, l’unicità. Ed è proprio questa unicità ad avvicinare il metodo classico al concetto di opera d’arte, inoltre, la crescente esigenza culturale degli appassionati impone che tale opera possa essere conosciuta anche nei luoghi lontani da quelli della produzione. Alla stregua di un quadro, i colori riflessi dal calice sanno esprimere la gioia di una vendemmia e il leggero fragore dell’effervescenza, quello dei respiri di pazienza di un anno di lavoro. Il Consorzio Franciacorta ispirato dalla crescente richiesta ha istituito Festival itineranti che negli anni hanno riscosso successo sempre crescente, manifestazione che non hanno solo coinvolto le maggiori città italiane ma anche metropoli mondiali del calibro di New York, Tokyo, Londra, solo per citarne alcune.

Franciacorta non è solo un brand commerciale ma è il valore della conservazione di una vasta bio-diversità. La DOCG, traguardo raggiunto nel 1995, vede nella base del suo successo l’attenzione dei produttori alla sostenibilità e il risultato di poter annoverare oltre al 65% della superficie vitata ad una conduzione biologica.

La voglia di dare un’identità radicalmente territoriale al Franciacorta è difatti dimostrata dall’introduzione nel disciplinare della possibilità dell’uso nell’assemblaggio dell’Erbamat, vitigno autoctono di antiche origini. Nella misura del 10% questo vitigno concorre alla realizzazione del metodo classico più prestigioso della nostra penisola in etichette di aziende come Berlucchi, Ferghettina, Barone Pizzini, e tante, tante altre. Un input che non mancherà di coinvolgere nel futuro gli altri produttori, membri del consorzio, e memori di un passato contadino che ha preceduto la grande fama e i grandi numeri del mitico Franciacorta.

Come accade spesso l’evoluzione passa per l’osservazione, non solo della strada da percorrere, ma anche traendo ispirazione dalle proprie origini, e in questo il Franciacorta non può che rappresentare un valido modello.

Gennaro Miele
Gennaro Miele
Appassionato da sempre di enogastronomia ed armato di grande curiosità dopo il diploma di Sommelier AIS ho iniziato a rincorrere esperienze che si sono sempre fermate davanti ad un buon calice di vino ed al suo racconto.

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