La Terrazza del Re – Il Ristorante Rooftop panoramico del Neapolitan Trip coordinato dal Bar Tender Mattia Anatrella

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La Terrazza del Re – Il Ristorante Rooftop panoramico del Neapolitan Trip coordinato dal Bar Tender Mattia Anatrella

la terrazza del re

Io e il direttore della Terrazza del Re Anatrella

L’idea è alquanto risalente, quella della ristorazione gourmet praticata all’interno di strutture ricettive alberghiere e, probabilmente, in una città dal denso tessuto urbano e sinuosa bellezza paesaggistica come Napoli, non è mai riuscita pienamente ad attecchire, nonostante poche illustre eccezioni (basti pensare all’Hotel Parker o, in misura ancor più significativa, al prestigioso “Il Comandante” dell’Hotel Romeo, premiato con la stella Michelin) e la parallela affermazione in altre città, sia italiane (Roma in primis, con nomi come Beck ed Apreda) che europee.

la terrazza del re
È quindi con primigenia e rinnovata curiosità che visitiamo “La terrazza del Re”, raffinato ristorante situato sul tetto – Rooftop panoramico del Neapolitan Trips in Napoli, alla Via dei Fiorentini, con annesso ostello e bed and breakfast “Neapolitan Trips”, e non desta perplessità la scelta operata dall’asset proprietario di conferire la responsabilità della gestione a un gruppo di giovani talenti con importanti esperienze pregresse: sommelier e direttore di sala è Mattia Anatrella, 25 anni, precedentemente bar-tender del Sancta Sanctorum e poi del successivo 3 Piani, mentre a Marco Fiore, 26 anni, ambizioso chef, è devoluta la direzione della cucina.
Non tradisca l’aspetto rigoroso di Anatrella, un pizzico hipster (sarà per la barba folta e la camicia oxford abbottonata sino al collo) e un pizzico di fascino d’antan da gestore di bar del proibizionismo americano, a causa dello sguardo penetrante e ironico:

“abbiamo inaugurato poco prima di Natale dell’anno scorso, un periodo complicato per il tipo di ristorazione proposta, ora ci siamo assestati a livello di ritmi, al mattino viene servita la colazione esclusivamente per i clienti dell’albergo, siamo aperti a pranzo tutti i giorni e la sera con menu diversi stante la diversa tipologia di clientela, abbiamo anche attrezzato, con l’approssimarsi della stagione estiva, uno spazio esterno per aperitivi e long-drinks”

Il giovane direttore di sala non fa mistero di sentirsi anni luce distante, come concezione, dall’immagine bolsa del sommelier – teorico della scienza enologica, ieratico e distaccato nei confronti del cliente:

“in realtà ho sempre lavorato come bar-tender, la mixology è il mio terreno elettivo, ho fatto diversi stage nei più importanti bar speakeasy italiani prima di approdare al Sancta Sanctorum dove in carta dei vini vi erano oltre trecento referenze, l’esperienza tuttavia dal “Jerry Thomas” di Roma mi ha illuminato ed insegnato tanto nell’ambito dei cocktails e distillati, un locale che ammiro qui a Napoli è l’Antiquario di Via Vannella Gaetani, con i titolari mi lega un rapporto di amicizia”, successivamente continuando, con piglio disinvolto, “interpreto questo ruolo doppio che mi è stato assegnato con grande passione e dinamismo, operando personalmente la scelta dei vini in pairing con le creazioni del nostro chef executive Marco Fiore, anche qui come nella miscellazione è questione di equilibrio degli ingredienti e reazioni chimiche ed organolettiche, personalmente attribuisco grande spazio ai vini del nostro territorio, mi piacciono molto i vitigni autoctoni”.

la terrazza del reMenu a pranzo all’insegna della ‘snellezza’ (magari con piatto unico esaustivo) per esigenze di adattamento alla clientela, la zona pullula di uffici, come si tradisce dall’aspetto formale degli avventori, mentre a cena vi è la possibilità di compiere un percorso di degustazione nelle creazioni dello chef di 5 piatti, con diverse opzioni abbinamento curate da Anatrella a prezzo variabile: degustiamo il “fish and chips alla napoletana” con baccalà e polpo fritto, perfettamente calibrato l’Asprinio d’Aversa Trentapioli proposto da Anatrella in abbinamento, seguito dagli esuberanti “paccheri con variazioni di pomodori freschi” (pairing con il riscoperto “Lacryma Christi Rosso” di Terredora), seguito infine da un “tonno tonnato”, vellutato e sapido, sul quale si accordano le note aromatiche di un rosso non strutturato (non appaia sacrilego), il Sangiovese in purezza di “Inno di San Giove – Certosa di Belguardo”.
Si formula espressa riserva di nuova sortita a cena, laddove rivive nei piatti una sorta di “improvvisazione su canoni tradizionali della cucina partenopea” dando luogo a creazioni come, nei primi, la “munnezzaglia e patata bruciata”, “ragù 48 ore”, “spaghettone, assolo di gamberi, estratto di friarelli e provola fumata”, o, nei secondi, la “capesanta ai ferri, fagioli di controne, scarola e pop-corn di maiale”, o infine la “triglia, maionese di pesce, cima di rapa e provola affumicata”.

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Carta dei vini alquanto ampia e variegata, divisa classicamente in categorie di rossi, rosati e bianchi, le influenze d’oltralpe si fanno largo spazio nelle categoria delle bollicine, con una straordinaria selezione di Cremant ed ovviamente Champagne, tra cui i top di gamma (Krug, De Sousa, Laurent Perrier, Cristal di Louis Roederer), infine non mancano distillati e whiskies, oltre a Mezcal, Rhum, memorabile l’Honey Williamsliquer di Psenner, liquore di pere in infusione con miele dell’Alto Adige, proposto da Anatrella in abbinamento sul dolce, ed al momento del commiato si comprende pienamente che quando vi è passione qualsiasi “operazione di adattamento” è possibile ed anzi auspicabile.

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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