TI VINI DI NOI? ESPERIENZE ALLA CIECA DI UNA DEGUSTATRICE MENEGHINA

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TI VINI DI NOI? ESPERIENZE ALLA CIECA DI UNA DEGUSTATRICE MENEGHINA

ti vini di noi

Lunedì, ore 20:00, Vinodromo, wine bar in Milano, zona Porta Romana dove, una volta ogni due settimane da più di un anno, un gruppo di amici si riunisce per una simpatica “messa alla prova”: sono tutti bravi, infatti, a descrivere le caratteristiche organolettiche di un vino a bottiglia scoperta, ma se la degustazione fosse invece “blind”?
Ed è proprio quello che succede durante queste serate ove, sotto l’abile e paziente guida di un esperto, partendo dalle caratteristiche del vino, si cerca di risalire al territorio e al vitigno. Il numero di vini è sempre lo stesso: due rossi e due bianchi. È un ottimo esercizio e soprattutto permette di testare il tuo reale livello di esperienza; vin de france
superata l’iniziale fase di timidezza ci si confronta, infatti, in modo tranquillo ma costruttivo e, sulla base di quanto emerso, si cerca di geolocalizzare il vino (in Italia o in Europa) e solo successivamente di isolare il vitigno.
Primo vino in assaggio: vino bianco, annata 2017, pinot grigio in purezza (da vigneti dai 15 ai 35 anni), macerato, non filtrato. Siamo in Alsazia, in una zona con terreno argilloso misto calcareo: all’esame visivo il vino si presenta
torbido, il colore è abbastanza carico, sull’aranciato (a causa della macerazione) ma è al naso la sorpresa in
quanto già alla prima olfazione si percepisce nettamente una nota di pompelmo rosa, di resina, un leggero balsamico fino ad arrivare al sentore vegetale (erba tagliata, fiori di campo). In bocca la prima sensazione, quella più forte, è l’acidità spinta, quasi da spremuta di pompelmo, e la nota speziata (pepe nero) che procura un pizzicore costante oltre alla sapidità e alla lieve tannicità.
Il secondo vino in degustazione è un vino rosso, annata 2008, nebbiolo in cascina zoninapurezza, cantina “Cascina Zoina”, nel novarese, non filtrato, sottoposto a fermentazione malolattica. Quello che piace di questo vino, di un rosso rubino tendente al granato, è sicuramente lo spettro olfattivo che spazia dal
profumo di viola e rosa alle spezie (vaniglia), dal balsamico alla frutta matura quasi confettura (amarena e fichi).
In bocca si avverte il tannino, seppure morbido poichè levigato dagli anni e dalla barrique, ed il pizzicore della spezia oltre alla frutta matura L’utilizzo della barrique è sapiente in quanto adoperata solo per conferire complessità e capacità di invecchiamento, lasciando come protagonista sempre il territorio e le caratteristiche del vitigno.
Il terzo vino è sempre a bacca rossa, cabernet sauvignon in purezza, prodotto da vigne vecchie (dai 30 ai 50 anni), annata 2015, cantina “Fattoria Sammontana”, località Montelupo (Firenze), non filtrato. A differenza dei precedenti vini qui il terreno è molto povero, definito “ingrato” perché pieno di sassi anche di grosse dimensioni che trasmettono al vino (sottoposto ad un anno di affinamento in grandi anfore in terracotta), buona struttura. Il colore è un bel rosso rubino con unghia granata mentre al naso si percepisce frutta (agrumi e buccia di arancia), leggera spezia, balsamico. In bocca infine, in luogo delle classiche note vegetali (peperone verde, ecc) legate al vitigno, si coglie una nota amaricante ed argillosa, legata invece al territorio. Il risultato è un vino forse non molto elegante, a tratti “scorbutico”, ma comunque interessante.
Si ritorna in Alsazia (che con le sue etichette “artisticamente sexy” ha saputo sin da subito attirare l’attenzione dei partecipanti) con l’ultimo vino in degustazione, il vino che in realtà mi ha colpito di più. Vitigno aromatico, moscato d’Alsazia in purezza, annata 2017, macerato, cantina “Jean-Louis et Eric Kamm”, piccolo produttore del paesino di Dambach-la-Ville. È una vera perla enologica e ne vengono purtroppo prodotte solo poche bottiglie (massimo un centinaio). Il colore è carico e sempre aranciato ma è al naso la meraviglia: si viene letteralmente investiti da un tappeto di profumi fruttati e fioriti, in primis litchi, segue il gelsomino, il gelso, sul fondo il pompelmo e poi qualche nota di miele. In bocca il vino non rispecchia il naso in quanto meno complesso: si avverte soprattutto spiccata acidità e forte nota di pompelmo mentre il residuo zuccherino, a differenza dei classici vini alsaziani, è molto basso.
Quasi due ore dopo la serata si conclude, il tempo sembra letteralmente volato; numero vini indovinati? Zero, ma non demordo, in quanto soddisfatta di avere assaggiato piccole particolarità.

 

In questo caso, l’aggettivo piccolo non è caricato di alcuna accezione negativa, semmai il contrario poiché

Dove si trova la bellezza? Nelle grandi cose che, come le altre, sono destinate a morire oppure nelle piccole che, senza nessuna pretesa, sanno incastonare nell’attimo una gemma di infinito?” (M. B., “L’eleganza del Riccio”)
Con questa citazione concludo il mio viaggio virtuale in Italia ed in Alsazia, un viaggio all’interno di realtà che nella loro semplicità e genuinità, racchiudono un grande valore.

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