Bicerìn Milano – Proposte innovative al calice della nuova Enoteca-Bistrot a cura di Iris Romano

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Bicerìn Milano – Proposte innovative al calice della nuova Enoteca-Bistrot a cura di Iris Romano

Milano, un’umida serata d’inizio Febbraio, le eleganti linee art déco dei palazzi del centro urbano cedono il passo alle ibridazioni del dopoguerra di questa lunga arteria commerciale di raccordo denominata Corso Buenos Aires, la fermata della metropolitana più vicina è quella di Porta Venezia, l’impressione che si percepisce è quella di un cantiere in fermento, trafficato, rumoroso e cosmopolita come solo un luogo del genere sa essere.

La destinazione è Bicerìn Milano, enoteca durante il giorno e bistrot dal tramonto in poi, ubicata in un’ elegante traversa del Corso principale, Via Panfilo Castaldi, ormai consolidato punto di ritrovo da più di un anno (avendo aperto i battenti nel mese di Luglio del 2015 dall’idea di tre amici imprenditori) per i “wine-addicted” meneghini, e dal 2017 è gestito con passione e competenza da Iris Romano, grazie alla quale le frenesie e concitazioni esterne vengono convertite come d’incanto, già all’ingresso, in un clima di appassionata accoglienza ed alacrità nello svolgimento della propria professione.

Nonostante l’età anagrafica e della lontananza geografica degli approdi attuali, il luogo di partenza originario e ideale della carriera di Iris, maitre e responsabile di sala “convertita con passione” ai perigli di sommelier ed imprenditrice, è l’avita isola di Ischia, segnatamente il ristorante “Il Melograno”, della famiglia Iovine (fucina di talenti, se contiamo che in questo luogo anche lo chef Marco Ambrosino ha mosso i suoi primi passi, ricorrenze e convergenze storiche), purtroppo da qualche anno chiuso per cessata attività dopo l’agognato oil diario di wineloverttenimento della stella Michelin.

L’atmosfera informale, l’arredamento da salotto stile impero ottocentesco, e la musica swing di sottofondo contribuiscono ad evocare un mood “jazz age” che sarebbe piaciuto a Scott Fitzgerald (ed agli altri autori del periodo del proibizionismo americano, e della relativa corrente letteraria), ed in effetti icona ricorrente del locale è quello di una donna che sussurra a se stessa, un sorta di personaggio di un manga giapponese calata in una declinazione decadente e sensuale, contrappunto agli anti-eroi descritti nel capolavoro “Il Grande Gatsby”.  

iris romano

Io e Iris Romano

L’obiettivo ambizioso della sommelier e direttrice Iris Romano (e dei suoi sodali ed aiutanti di sala), ricavata dalla sue precedenti esperienze professionali per “derivazione evolutiva”, è quello di offrire un’esperienza multi-sensoriale, composita e tuttavia conviviale e divulgativa nell’approccio al mondo enologico:  Bicerìn è anche laboratorio di ricerca, con frequenti incontri organizzati con produttori e sommelier, banchi di degustazione e seminari, dotato di una sala dominata da un enorme tavolo in legno massello denominato “libreria del vino” dove costruire un percorso eno-gastronomico ideato al momento con la clientela (sino a 12 persone), ed infine consulenze esterne per l’allestimento di una cantina privata, finanche con l’ausilio di un architetto per esigenze sistematico-organizzative, oltre ad una serie di gadget con i loghi del locale, un occhio alle esigenze del merchandise.

menu bicerìn

Menù composto, per ciò che afferisce il bistrot, da pochi piatti con prodotti stagionali che coprono l’arco dell’intera penisola, lievitati, pane e grissini rigorosamente freschi, e un’incredibile carta dei vini con oltre seicento referenze, grandissima attenzione dedicata ai prodotti ossidativi ed orange, biologici, bio-dinamici, (limitati non al perimetro della nostra Penisola, ma dell’intera Europa, includendo Grecia, Francia, Inghilterra, etc), e soprattutto grande profusione nell’utilizzo del sistema coravin, con possibilità di degustazione al calice di vini di grande pregio ed annate risalenti a prezzi sostenibili.

bicerìnParadigmatica dell’impostazione filosofica-gestionale del locale la batteria di vini in assaggio durante la serata, con una progressione geometrica gustativa ed olfattiva ideata senza cedimenti (né costringimenti di sorta) dalla padrona di casa: si inizia con la raffinata acidità dello Champagne “Godmè Brut Nature”, proseguita degnamente dalle rifiniture aromatiche della Nosiola “Eredi Cobelli”, culminante, nella prima fase, dallo straordinario spessore e corpo dello Chardonnay biologico “L’ecart di Vergè”, davvero indimenticabile. La seconda tornata è dominata dall’overture dell’Oltrepò Pavese “Montebuono” di Lino Maga del 1996, dalla sapidità equilibrata nonostante l’annata piuttosto risalente, degnatamente seguito dal Barolo declassato “Torbido!” di Weimar Gygax, un tannino levigato e potente in preminenza da grande piemontese, ed ancora il misconosciuto (per chi scrive) e sorprendente “Greek Connection Skin Contact”, prodotto da macerazione prolungata da vitigno autoctono greco Moscato di Samos non filtrato, annoverabile come orange, culminante nell’epilogo del rigore di uno storico vitigno autoctono nostrano, nobile e fondante, la Malvasia di Bosa della ditta “G. Battista Columbu”.

Concludendo, ad un luogo di tale qualità e spessore culturale si potrebbe attagliare, come in una operazione di critica ipertestuale, un commento di corredo proprio a quest’ultimo vitigno in degustazione, la Malvasia di Bosa: “metafora identitaria di antiche e coeve popolazioni, che facevano di questo prodotto dono di ospitalità, prezioso oggetto il cui uso era sinonimo di eventi importanti definibili in gruppo: unioni, feste, ritualità pagane e religiose”,  semplicemente grazie Iris Romano.

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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