UN SORSO DI … MACEDONIA “la madre del vino, dove le viti abbondano”

UN SORSO DI … MACEDONIA “la madre del vino, dove le viti abbondano”

vini greco macedoni

“Bevendo gli uomini migliorano: fanno buoni affari, vincono le cause, son felici e sostengono gli amici.” Questo aforisma di Aristofane mi è tornato alla mente ripensando ad una serata speciale.
Un sabato sera, quattro amici a Milano e la possibilità di condividere, insieme al produttore, un’esperienza sui vini greco-macedoni. Eccoci qui, quindi a  “Il Vinello a Milano”, un piccolo e grazioso wine bar in piazza Gambara.

Alle 20:00 puntuali davanti al locale: le nostre aspettative non vengono deluse, il posto è piccolo ma ricco di belle etichette, il clima familiare; ci fanno accomodare attorno ad un grande tavolo rotondo per favorire la socializzazione ed il confronto, sempre prezioso. Il produttore è un ragazzo giovane, appassionato che, sebbene non parli italiano ma solo inglese, riesce con grande naturalezza a raccontarci la storia della sua terra e la battaglia personale nel salvaguardare le varietà autoctone e la biodiversità del suo territorio. La filosofia di Jason Ligas? Vino naturale, rinuncia dei solfiti, basso interventismo in vigna e durante la vinificazione, lunghe macerazioni sulle bucce.

Siamo nel territorio di Pella (comune della Grecia situato nella periferia della Macedonia Centrale), zona da sempre vocata alla produzione vitivinicola e descritta come “la madre del vino, dove le viti abbondano”: il terreno è un misto tra argilloso e sabbioso, calcareo e ben drenato.

assyrtiko

La degustazione si apre con una bottiglia di Assyrtiko del 2017, dall’omonimo vitigno a bacca bianca, in purezza, coltivato in terreno ricco di calcare misto ad argilla, ove le uve sono vinificate in serbatoi di acciaio senza alcun intervento, lasciando quindi che siano i lieviti naturalmente presenti sulle bucce ad agire, dando vita a un succo che evolverà per almeno un anno tra acciaio e botti di legno usate di Selosse. Già dalla prima olfazione si percepisce la spiccata mineralità, una buona sapidità quasi marina, note agrumate e un leggerissimo sentore di zolfo misto a carbone. Le stesse note si ritrovano anche in bocca, soprattutto la forte mineralià e una buona freschezza, con un leggero mandorlato finale e un sentore di macchia mediterranea. Un vino beverino perfetto in abbinamento con i conchigliacei ma che può accompagnare trasversalmente anche un intero pranzo a base di pesce (sia crudo che cotto).

 

Si prosegue poi con un altro vino bianco, Roditis 2016 (anche questo da omonimo vitigno autoctono, in purezza) che segue lo stesso metodo di vinificazione del precedente vino. Ciò che mi ha colpito è il colore, di un giallo dorato che sembra quasi abbagliarti come il sole d’estate. Lo spettro olfattivo si allarga: al naso si percepisce inizialmente una bella nota eterea (vernice e lacca) cui si aggiungono sentori agrumati ed erbacei fino a un’evoluzione verso profumi più dolci come burro di arachidi e crema. In bocca si avverte freschezza, tipica del vitigno, mineralità mista a sapidità. Perfetto in abbinamento con tartare di pesce, antipasti caldi a base di pesce o piatti a base di carne bianca.

Si passa infine ad un rosso, un signor rosso, “Spira Solera”, un Blanc de Noir fatto col metodo solera, proveniente da viti Xinomavro di oltre trentanni, coltivate su un terreno argilloso e gessoso. Il colore è caldo, avvolgente, ambrato quasi aranciato ma è al naso che questo vino, a mio parere, esprime il meglio: sprigiona, infatti, un universo olfattivo che spazia da arancia candita, pesche sciroppate, profumo di rosa e melograno, ciliegie a note terrose e minerali. Al palato è un guanto di velluto, ti accarezza, ti avvolge nella sua profondità conservando comunque una certa mineralità, terrosità e freschezza.

La serata volge al termine, guardo l’orologio e sono già le 23:00! Tre ore d’immersione totale nel mondo del vino, degli antichi vitigni, del terroir, dei sapori ancestrali ed è un po’ come se in Grecia fossi stata anch’io. Con grande passione ma soprattutto voglia di trasmettere, Jason ci ha guidato passo dopo passo nel mondo magico del viticoltore, un mondo fatto di sacrifici, di scelte coraggiose a difesa dell’identità del territorio, di grandi soddisfazioni, soddisfazioni come quelle di questa sera dove il vino diventa non più oggetto ma soggetto di discussione.

E comunque, per concludere, una cosa è certa, se Euripide ha scritto il suo ultimo capolavoro “Le Baccanti” mentre era in Macedonia, alla corte di re Archelao, i suoi buoni motivi li aveva.

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