MASSERIA GUIDA – IL RELAIS GOURMET ALLA PENDICI DEL VESUVIO

MASSERIA GUIDA – IL RELAIS GOURMET ALLA PENDICI DEL VESUVIO

diario di un winelover

Un grande architetto e intellettuale del Novecento, Camillo Boito, sforzandosi di definire l’ingegno dei napoletani, ebbe a sostenere che “riescono a cavare l’arte dal sole”. Eppure, a proposito digli interni della Masseria guida elementi, è ricorrente un altro elemento nella simbologia partenopea, quello del fuoco, e il richiamo susseguente al Vesuvio, incombente e misterioso come sa essere solamente un vulcano
attivo nel cuore dell’Europa continentale nel ventunesimo secolo, è immediato.
I luoghi di accoglienza e ristorazione si caricano, pertanto, in tale propaggine, d’infinite connessioni e suggestioni, e Masseria Guida, inaugurata nell’Aprile 2016 e ubicata in quel di Ercolano, alquanto lontana dagli scavi archeologici ma ad un tiro di schioppo dalle pendici del vulcano, rappresenta una realtà oramai consolidata, riuscendo a coniugare rigore, raffinatezza ed innovazione nella proposta ben congegnata dai proprietari, i fratelli Giorgio, Tommaso, Francesco e Maria Guida.

Io e Daniele Briola

Daniele Briola, 29 anni appena compiuti, è l’impeccabile sommelier e maitre di sala che ci guida all’interno della tenuta, un’occhiata in tralice allo splendido orto con annessi uliveti e vigneti che domina l’ingresso del relais, dove reperire prodotti rigorosamente del territorio (pomodorini del piennolo ed albicocche uber alles, ma anche misticanza ed ortaggi di stagione), ed una di rimando alla elegante lounge d’ingresso, anticamera di un ristorante gourmet, con annesso bar e cantina, oltre alla zona spa-benessere ed alla vera e propria struttura dedicata all’ospitalità: due junior suite luminose e spaziose, sovrastate entrambe dalla suite “presidenziale” su due livelli incastonata nella torre della masseria, rifinita splendidamente e dotata finanche di una vasca Jacuzzi ricavata nella terrazza superiore che domina l’intero golfo di Napoli. Un’atmosfera, potremmo dire “sincretica”, in cui elementi apparentemente eterogenei riescono a convergere, come nel caso della contrapposizione (anche sistematico-logistica) fra il ristorante gourmet e la cosiddetta “casa del massaro” – sorta di bistrot con prodotti quotidiani ricavati in una pertinenza dell’edificio principale: in ballo le figure archetipiche rispettivamente dello chef “creatore-manipolatore”, e del “massaro”, una sorta di contadino che informava un ciclo produttivo “autarchico” ed attorno al quale era polarizzata la vita sociale di tali strutture arcaiche meridionali. Allo stesso modo, nessuno stridore si avverte fra l’elegante scelta architettonica di restauro dell’originario edificio, dal sapore modernista e razionalista, tuttavia arricchita da suppellettili e materiali originari, come i pavimenti in pietra e la grande volta in tufo della sala principale, con l’antico torchio in evidenza, divenuto nel tempo arcaico e suggestivo elemento d’arredo, perfettamente preservato.
Ai fornelli gli chef Basilio Avitabile e Giuseppe Parisi (sous-chef), entrambi esperti conoscitori dei prodotti locali, il primo con una significativa esperienza presso lo storico ristorante “La Cantinella” di Napoli, qui in una dimensione più ristretta ma probabilmente con meno costringimenti dettati dalla maggior diversificazione della clientela.
Menù in continuo divenire, una rielaborazione ragionata di prodotti stagionali del territorio in perfetto equilibrio creativo, impossibile non menzionare fra gli antipasti, il “carciofo arrostito”, l’orata al sale con finocchio, zenzero, e misticanza dell’orto aromatizzata al gin”, proseguendo con i primi, l’iconico “maccheroncino ai tre pomodori e polvere di mozzarella”, il rigore del “risotto con clorofilla di erba cipollina, scampi e limone”, passando, fra i secondi, dal rigore del “cefalo affumicato e friarelli” alla raffinatezza della “triglia in carpione con cavolfiore e salsa bernese al timo limonato”, terminando, fra i dessert, con la dolce corposità del “caramello, banana e arachidi” e le suggestioni aromatiche del “cioccolato 70% e frutti rossi.
Terminando, due cenni sul pairing, curato dall’inossidabile sommelier Briola fra le oltre novecento referenze (con un settore dedicato ai vini biologici e “triple A”): tre opzioni per la clientela, anche qui significative dell’impostazione prescelta, e cioè “100% Vesuvio – esplorazione del territorio, “301340 chilometri – su e giù per l’Italia”, “I Grand Cru – in giro per il Mondo”, prezzi variabili, ma medesima passione profusa da Briola nella cura e selezione delle maison prescelte, per singola opzione.
Proviamo, concludendo, ad operare una sorta di rovesciamento storico e culturale di un’idea inveterata: masseria, da definizione enciclopedica, “insieme di edifici adibiti ad aziende agricole tipiche del Sud Italia, cinte da mura, fortilizi e torri difensive, dove vivevano contadini pastori e proprietari”: in questo luogo magico e senza tempo, fatta la tara alle distinzioni e classificazioni di censo, rimane tutto invariato, divenendo però, diversamente, paradigma di inclusione culturale, gastronomica e sociale, e fusione di qualificanti figure professionali, implementate verso il benessere totale del cliente.

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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