The great gig in the sky – I vini cult selezionati da Gianluca Lo Sapio Cantano i Pink Floyd

Show all
DIARIO DI UN WINELOVERS

Il nome riecheggia quello di un brano reso celebre dagli immortali Pink Floyd (“The great gig in the sky”), e forse il giovane imprenditore Gianluca Lo Sapio, 34 anni, il cielo lo ha davvero toccato con le mani quando è riuscito a trasformare la sua passione in una consolidata realtà professionale, nell’ambito della selezione e distribuzione di vini artigianali, birre, distillati e liquori, da Somma Vesuviana oramai proteso verso l’ intero territorio nazionale.

Tornando all’elemento linguistico anglosassone:

 il vocabolo “gig” può essere inteso, non casualmente, in una duplice accezione, e cioè sia come performance artistica, che come lavoro-compito in una declinazione più formale,

ed è proprio su questo binario semantico che Lo Sapio ha sin dagli esordi, nell’oramai lontano 2013, impostato la sua attività di appassionato ed imprenditore.

io e Gianluca Lo Sapio

Dando un’occhiata all’imponente (per formato e dimensioni) catalogo, di cui è impossibile non apprezzare la curata veste grafica, è immediatamente percepibile come si privilegino piccole realtà produttive, divise organicamente per regioni e sottozone vocate, con particolare rilievo al Piemonte, Toscana ed ovviamente, con un pizzico di campanilismo, alla regione d’origine Campania.

the great gig in the wineSotto l’egida del nume tutelare Luigi Veronelli, (di cui non a caso nella presentazione è riportata una significativa citazione a proposito dell’amore per la terra delle giovani generazioni future) e della Guida “I vini d’Italia” dell’Espresso (i cui estratti critici vengono spesso menzionati e riportati a corredo delle schede di presentazioni delle aziende), Lo Sapio ed i suoi collaboratori hanno operato una cernita “militante” – nel senso di derivativa da una conoscenza personale della singola realtà produttiva, essendosi il giovane imprenditore nella quasi totalità dei casi recatosi personalmente in loco – e “consapevole” – come tale culmine di un apprezzamento ragionato ed analitico, che contemperi l’innovazione e la conoscenza del metodo produttivo aziendale con i caratteri autonomi e dinamici del singolo terroir di riferimento, da valorizzare e fare conoscere alla clientela ultimativa di settore, in modo da indurre consapevolezza.

Ad avviso di chi scrive, impossibile non menzionare, fra le numerose aziende rappresentate e annoverate nel catalogo, quelle piemontesi anzitutto con due straordinari produttori di Barolo, ben conosciuti dagli appassionati: Fenocchio a Monforte, e Massolino a Serralunga D’Alba con i suoi straordinari cruParussi”, “Margheria” e “Parafada”, oltre all’incontrastato vertice rappresentato dal “Vigna Rionda”, senza dimenticare le cosiddette “variazioni di Nebbiolo”, produttori Barbaglia della provincia di Novara con la DOC Boca, Ferrando di Ivrea con “Carema Doc Etichetta nera”, Paride Iaretti con i suoi Gattinara, ed infine Fratelli Alessandria con i notabili Verduno Pelaverga.

 

Spostandosi dalla Liguria, nella provincia di Imperia, in cui si afferma il nuovo trend enologico del Rossese di Dolceacqua, prodotto superbamente dall’azienda Maccario Dringenberg con i cru “Curli”, “Posaù”, e “Luvaira”, si arriva in Toscana (provincia di Arezzo), con il progetto Podere Santa Felicita, dell’agronomo ed enologo Federico Staderini: seguace dell’agricoltura biodinamica e cultore del pinot noir, in evidenza con lo straordinario “Cuna 2014”, fermentazione con grappolo intero senza diraspatura, di incredibile fascino ed equilibrio gustativo, davvero indimenticabile.

Degne di nota anche, nell’ambito campano, il giovane talento Marco Tinessa di Montemarano in provincia di Avellino, con l’elegante “Ognostro”, Aglianico in purezza con una bassissima resa produttiva, (fermentazione con lieviti esclusivamente indigeni), e la potenza dei Taurasi di Perillo in Castelfranci: cambiando provincia, e dirigendosi verso la Costa D’Amalfi, vanno indubbiamente segnalati i vitigni autoctoni (anche pre-filossera) della Tenuta San Francesco in Tramonti, sapidi e minerali al tempo stesso, in un luogo davvero unico e magico.

Con un pizzico d’ ironia, a corredo di questa straordinaria rassegna (e relativa maxi-bevuta), si potrebbe consigliare a Lo Sapio di importare qualche pregiato sigaro, da fumare magari in abbinamento ad un distillato o rhum e accompagnato con le note dell’intramontabile brano dei Pink Floyd “have a cigar”. 

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *