Il “Classico” – Ristorante italiano, ovvero il salotto del buon gusto situato nel quartiere di Chiaia

Il “Classico” – Ristorante italiano, ovvero il salotto del buon gusto situato nel quartiere di Chiaia

La parola chiave è riconversione: innanzitutto dei locali commerciali di un ex negozio di antiquariato, nelle immediate adiacenze di Piazza dei Martiri, in un raffinato ed informale ristorante-bistrot (nelle decorazioni e suppellettili è percepibile la continuità), ma anche di creativi piatti gourmet in formati più accessibili, adattabili sia alle esigenze dei food-lovers più esigenti, che alle pause pranzo lavorative ed ai pasti della ricorrenze e festività di una clientela meno settaria, ma ugualmente impegnativa.

Classico – Ristorante Italiano, è il nuovo ristorante gestito da Lucio Paciello, 32 anni, ex sous-chef (nonché chef de patisserie) dello stellato Palazzo Petrucci di Napoli, oltre al conseguimento di importanti esperienze professionali all’estero – Londra, Parigi, Melbourne, Perth –, co-adiuvato nell’attività dal dinamico maitre Giampiero, nella gestione della sala, anche esperto sommelier.

Lasciandosi alle spalle lo stereotipo commercial-culinario del “chilometro zero”, il locale ha l’ambizioso obiettivo, grazie al background professionale dello chef, di offrire alla clientela una cucina che si colloca esattamente nello spazio intermedio vacante, tra la discrasia esistente fra le trattorie e i ristoranti “nazional-popolari” rimasti ancorati ad una cucina sostanzialmente replicativa di quella domestica, ed, agli antipodi, quelli gourmet di elevato profilo, magari stellati, realisticamente non alla portata dell’avventore medio.

antipasti classico ristorante italiano

Gli antipasti di Classico – Ristorante italiano

classico ristorante italiano

Paradigmatiche di tale impostazione le proposte contenute nel menù, che è aggiornato mensilmente da Paciello e
dai suoi collaboratori mediante l’inserimento di prodotti nazionali (e internazionali) di stagione, che spazia, negli antipasti, da piatti tradizionali come il “baccalà croccante in agrodolce” o i “moscardini con sugo alla puttanesca” a preparazioni più articolate come “uovo pochè, cipolle di montoro, alloro e pecorino” o “radicchio arrosto, frutti di bosco e burro d’arachidi”. Tra i primi, degni di menzione, fra quelli in degustazione, il “risotto con crema di cavolfiore, noci e castelmagno” e “la pasta corta, peperone crusco, tartare di fassona e fonduta di provolone”, terminando, fra i secondi, con la sapidità e l’elegante connubio di sapori, dell’agnello con maionese alle acciughe e spinacini” e il rigore tradizionale della classico ristorante italiano“spalla di maiale al ragù, provola e pesto di basilico”.

 

Nessun cedimento sulla carta dei dessert, in cui emerge ulteriormente il talento di Paciello nel saper creare commistioni e suggestioni, in un gioco di continui rimandi fra Italia e Francia, come nella deliziosa “crostatina con cioccolato bianco, limone e caffè”, ma anche nella morbidezza e fragranza dei bignè: sarebbe interessante vederlo alla prese, in una sorta di ideale congiunzione, con la preparazione della pasta choux di un paris-brest.

 

Grande competenza e sobrietà nella carta dei vini, con quasi cento referenze nelle disponibilità, divise organicamente per macro-regioni,  (con una discreta preminenza al Piemonte focalizzata sulla zona vocata delle Langhe, e l’incredibile azienda Roagna in evidenza, nonostante la progressiva rarificazione dei cru che ne rende difficile la reperibilità) e sottozone di rilievo, ed una sezione dedicata alla Francia, partecipata fra Borgogna e carta dei vini classico ristorante italianoChampagne. Fra quelli in degustazione, sorprende la freschezza e mineralità equilibrata dell’Alta Langa Fontanafredda Limited Edition, della straordinaria duttilità del Rossese di Dolceacqua Superiore Maccario Dringeberg (dal corpo elegante e dal tannino fine, superbo l’abbinamento con la spalla di agnello), e infine del ricercato (ma alquanto misconosciuto in Italia) Riesling Ice Wine americano (dello stato di Washington) “Dr. L”, di uno dei padri fondatori del Riesling. Mr. Ernst Loosen, adatto sia ai dessert ma anche adeguato in pairing, ad esempio, con il fois gras o formaggi erborinati-blu.

È interessante notare, al riguardo, come un ristorante di siffatta concezione presenti singolari tratti di “cosmpolitismo eno-gastronomico” ed innovazione in quanto, analogamente a quanto accade, ad esempio, in America con i “Martini and Restaurant bar”, vi è la possibilità di prolungare convivialmente il pasto, sia in un’accezione anticipatoria per un raffinato aperitivo (variegata la selezione delle acque toniche, dei gin artigianali e dei Vermouth, ad esempio) da gustare nella comoda ed elegante lounge d’ingresso, sia successivamente (magari nello spazio esterno retrostante, in cui nel periodo estivo si svolgono delle jam-session di musicisti ad uso della clientela), con un’altrettanto valida selezione di distillati e long-drinks, in gloria della qualificata clientela del commercial-district di Chiaia. 

Carlo Straface
Carlo Straface
Carlo Straface, nato a Napoli il 9 Novembre 1979, avvocato per necessità, giornalista pubblicista per passione, eno-gastronomo per diletto. Assaggiatore di secondo livello presso la Scuola Europea Sommelier, militante degustatore nei luoghi più disparati e reconditi di Napoli, vive a lavora a Napoli, dove girovaga per cinema ed enoteche nel tempo libero.

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